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A Delicate Balance - The Truth
A Delicate Balance - The Truth

 

A Delicate Balance - The Truth (Un Delicato equilibrio - La Verità)


Trascrizione completa del film documentario "A Delicate Balance - The Truth" a cura di Agostino Frosini. Il Film, uscito il 13 Novembre del 2008,  è stato Diretto da Aaron Scheibner, Prodotto da Robilee Frederick e Aaron Scheibner, Scritto da Adrianna e Aaron Scheibner e Distribuito dalla Phoenix Philms.
Il film è dedicato a Belinda, Lloyd, Marie Therese, a tutti coloro che sono ancora malati e in memoria di tutte le persone e gli animali che sono morti prematuramente e che continuano a morire senza ragione.  
Prima di iniziare, forniremo i dati delle persone intervistate, dei ricercatori e dei personaggi che hanno contribuito direttamente o indirettamente agli studi sull'argomento, in modo che possiate verificarne voi stessi l'attendibilità approfondendo gli argomenti via Web.

Neal D. Barnard:
Medico e Professore Associato Aggiunto alla George Washington University School of Medicine and Health Science.

T. Colin Campbell:
Professore Emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University di New York.

Michael Greger:
Medico e Laureato in agraria alla Cornell University di New York, Direttore di salute pubblica e agricoltura animale presso la Humane Society of the United States e Umane Society International.

Caldwell B. Esselstyn Jr:
Chirurgo presso la Fondazione dell’ Ospedale di Cleveland e autore del libro: "Prevent and reverse heart disease".

Thomas Lyons:
Professore  presso la Scuola di Scienze Ambientali alla Murdoch University Western Australia.

John A. McDougall:
Medico internista Laureato alla Michigan State University's College of Human Medicine.

Noam Mohr:
Fisico Laureato a Yale e all’università della Pennsylvania, ha lavorato per lo United States Public Interest Research Group sul tema del riscaldamento globale.

David Pimentel:
Professore Emerito di Ecologia ed Evoluzione Biologica e Professore di Agricoltura e Scienza della vita alla Cornell University New York.

Peter Albert David Singer:
Filosofo morale e Professore di Bioetica all'Università di Princeton, Laureato  presso il Centro per la Filosofia Applicata ed etica Pubblica all' Università di Melbourne, specialista in etica applicata.

Walter C Willet:
Professore di Epidemiologia e Nutrizione, Direttore del Dipartimento di Nutrizione alla Harvard School of Public Health e Professore di Medicina alla Harvard Medical School.

Howard Lyman:
Allevatore bovino del più grande allevamento del Montana da quattro generazioni, ora attivista per la tutela degli animali e promotore per una alimentazione vegetariana e vegana.

Lewis Kuller:
Professore di Saulte Pubblica al Dipartimento di Epidemiologia dell' Università di Pittsburgh.

Roy Laver Swank:
E’ stato Neurologo e Professore Emerito all’ Università di Salute e Scienze dell’ Oregon. 

Mark Hegsted:
E’ stato Professore alla Harvard School of Public Health.

Michael L. Burr:
Epidemiologo presso la University Hospital di Wales a Cardiff.

Rachel Louise Carson:
Autrice di molti libri. Nel 1962 scrisse "Primavera Silenziosa" che ebbe un enorme successo e stimolò il nascere di una legislazione, fino ad allora assente, orientata alla tutela dell'ambiente.

Tim Flannery:
Mammologo e Paleontologo Australiano, negli ultimi anni si è dedicato ad un'intensa opera di sensibilizzazione riguardo al riscaldamento globale, tanto da essere stato nominato"Australiano dell'Anno" nel 2007.

Al Gore:
È stato il 45º Vicepresidente degli Stati Uniti d'America dal 1993 al 2001 durante la presidenza di Bill Clinton. Gore è stato insignito del Premio Nobel per la pace 2007 e del Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione Internazionale 2007 e per il suo impegno in difesa dell'ambiente.

Maneka Gandhi:
Attivista per l'ambiente e gli animali, ha scritto numerosi libri alcuni dei quali oggi sono libri di testo in varie facoltà di giurisprudenza. E' stata ministro dell'ambiente e della cultura in India.

Margaret Mead:
Antropologa statunitense, oltre che grande antropologa, Margaret Mead fu anche un personaggio fuori dall'ordinario, condusse infatti una vita intensa e all’insegna dell'anticonformismo.


Un Delicato Equilibrio - La Verità
La verità è che il nostro bellissimo pianeta è in pericolo, il pianeta, l'ambiente e tutti i suoi abitanti, risentono del riscaldamento globale, lo squilibrio totale del nostro mondo rivela le implicazioni catastrofiche di questa situazione. Quello che state per leggere è la realtà, la realtà sui delicati meccanismi del nostro mondo e del nostro corpo. Questi dati, documentati scientificamente, hanno un impatto diretto ed immediato sulla nostra vita.
Il 14 Aprile 1912 il "Titanic" intraprese il suo viaggio inaugurale da Southampton (Inghilterra) a New York (USA), il Titanic era la nave migliore e più grande di quei tempi, era considerata inaffondabile, alcuni membri del suo equipaggio erano convinti che nemmeno Dio avesse il potere di affondarla.
Quanta gente oggi è convinta che il corpo umano non possa essere distrutto dal cibo quotidiano che consumiamo, l'invincibilità è solo un illusione, la maggior parte della gente non si rende conto di quanto sia diffuso un cattivo stato di salute, è una vera e propria epidemia che sta raggiungendo rapidamente proporzioni catastrofiche. Molti medici non conoscono le cause di questa epidemia e non sanno che le cure e i farmaci che prescrivono sono riconosciuti come la terza causa di morte nel mondo occidentale.
Caldwell B. Esselstyn Jr.: Siamo arrivati al punto in cui il progresso medico sta in realtà vendendo malattie.
L'attuale formazione nei corsi di laurea e medicina deve essere aggiornata in alcune aree di base, occorre dare agli studenti una formazione adeguata sugli effetti del cibo, sulla salute e sul corpo umano.
Caldwell B. Esselstyn Jr.: Il nostro obbiettivo e la nostra responsabilità devono essere di insegnare alla gente come condurre una vita più sana.
Sono stati pubblicati centinaia di studi, condotti dalle istituzioni mediche più prestigiose degli Stati Uniti e di tutto il mondo, su riviste medico scientifiche altrettanto prestigiose: dal "Journal of the American Medical Association" al "Lancet" al "New England Journal of Medicine", tutti indicano chiaramente come alcuni tipi di alimenti, contribuiscano ad un cattivo stato di salute. Oggi la maggior parte delle persone non sa come prendersi cura del proprio corpo per mantenere una salute ottimale. L'  "America Cancer Society"  riporta che il 47% degli uomini ed il 38% delle donne, si ammalerà di cancro nel corso della vita, una su 4 di queste persone morirà prematuramente di cancro.
T. Colin Campbell: Dobbiamo svegliarci, provo una grande compassione per la gente comune che può accedere a queste informazioni solo attraverso quello che gli viene detto dai Mass Media, serve un grande impegno per scoprire i retroscena e sapere cosa accade davvero, ed io dico che dobbiamo far cambiare le cose, abbiamo seri problemi di costi nel settore della salute, specie negli Stati Uniti, stanno mandando in fallimento il paese, abbiamo grossi problemi anche di impatto ambientale.
Non c'è quasi nessuno, nel mondo occidentale, che non abbia un familiare, un amico o un collega che non sia ammalato di cancro o ne sia morto.
Una Testimone: Io non voglio che questo accada a qualcuno che amo o a chiunque altro, non dovrebbe accadere a nessuno, rovina la vita delle persone, parliamo delle vite dei figli, dei mariti, delle mogli e di tutti i familiari dei malati, rovina le vita di tante persone oltre a quella malata, c'è la persona malata e ci sono tutte quelle che le vogliono bene.
Secondo l'istituto nazionale dei tumori, il numero di americani, in cui ogni anno viene diagnosticato il cancro, raddoppierà entro i prossimi 50 anni. E' il momento di fare attenzione, di seguire i consigli e di informarci. Il risultato dell'attuale situazione sanitaria, nel mondo occidentale, è che la gente muore nonostante si abbiano le risorse per evitarlo. Qual' é il motivo di questa epidemia di cattiva salute in paesi in cui le condizioni di vita sono le migliori ? Il Professor Neal Barnard è un medico con 27 anni di esperienza, è il fondatore, ed attuale presidente del comitato dei medici per una medicina responsabile, il Professor Barnard è docente universitario e conduce ricerche approfondite sulle cause di varie malattie, ha pubblicato 9 libri ed oltre 40 articoli scientifici.
Neal Barnard: Nell'ultimo secolo, il consumo di prodotti animali ha ucciso più persone degli incidenti d'auto, di tutte le guerre e di tutti i disastri naturali messi insieme.   
Le proteine animali
Cosa sono le proteine animali ? Tutte quelle che vengono da un animale e sono compresi i volatili ed i pesci, il che significa il latte ed i latticini come: formaggi, yogurt, burro, tutta la carne rossa e bianca, e le uova. Colin Campbell è Professore Emerito alla Cornell University di New York, ha compiuto ricerche approfondite sugli effetti del cibo sulla salute, negli ultimi 45 anni ha pubblicato circa 300 articoli su riviste scientifiche.
T. Colin Campbell: Le proteine sono state scoperte nel 1839 da Gerardus Johannes Mulder, a quel tempo furono considerate un nutriente molto importante, il loro nome deriva dalla parola greca προτειοςche significa di primaria importanza, e così questo signore Gerard Mulder, un chimico olandese, continuò i suoi studi, ebbe molti studenti ed innumerevoli seguaci; col passare dei decenni, le proteine vennero considerate un nutriente straordinario, un nutriente estremamente importante, in generale si pensava fossero contenute solo nei cibi animali, almeno all'inizio, solo alcuni anni più tardi si scoprì che anche le piante contengono proteine, nonostante questo, nel corso degli anni, le proteine sono state associate prevalentemente ai cibi animali, quando le proteine vegetali furono infine scoperte e riconosciute, si continuò ad affermare che le proteine animali erano utilizzate dal nostro corpo in maniera più efficiente di quelle vegetali, nel senso che erano responsabili di un tasso di crescita più veloce, e così, le proteine animali, vennero considerate come di miglior qualità o di valore biologico più elevato. Questo concetto, vecchio ormai di secoli, ha contribuito a confondere l'opinione pubblica su che cosa il cibo e la nutrizione possono fare per la nostra salute e per prevenire le malattie.
Ciascun cibo vegetale contiene in adeguate quantità la maggior parte dei 20 componenti di base delle proteine, gli amminoacidi, la carne umana ha il contenuto proteico più completo, ma questo non significa che dobbiamo diventare cannibali per ottenere le proteine che ci servono. Sia gli animali che le persone consumano vegetali diversi che tutti insieme forniscono l'intera varietà di amminoacidi che servono loro per formare le proteine, in questo modo la natura garantisce che si assumano anche gli altri nutrienti salutari contenuti nelle varie piante. Sapevate che 100 calorie di spinaci contengono 12 grammi di proteine ? Praticamente la stessa quantità di 100 calorie di manzo che ne contiene 13 grammi, ma anziché contenere grassi, colesterolo e nessuna fibra, gli spinaci contengono fibre, zero grassi, zero colesterolo, molti antiossidanti, ferro, calcio e danno un maggiore senso di sazietà. La nostra dieta ideale è basata su una varietà di verdure, fagioli, lenticchie, cereali, noci, semi e frutta proprio come quella degli animali più grandi del mondo. La natura ci regala generosamente una grande varietà di cibi vegetali, i loro preziosi nutrienti sono la garanzia della nostra salute e della nostra vitalità. Vediamo cosa hanno da dire i ricercatori, il Professor Walter Willet è il Direttore del Dipartimento di Nutrizione alla "Harvard School of Public Health".
Walter C. Willet: Quel che abbiamo fatto è stato iniziare tre grossi studi che comprendono circa 300000 uomini e donne in tutti gli Stati Uniti, e abbiamo raccolto informazioni sulla dieta di queste persone in modo continuativo, ormai siamo quasi a 30 anni di studio, abbiamo poi valutato come la loro dieta si associ al loro rischio di cancro, malattie cardiache o altro; grazie a questo abbiamo imparato molto sul ruolo della dieta, abbiamo imparato che è importante come non ci saremo mai sognati un tempo, e io ritengo che la conclusione generale sia che le nostre scelte alimentari hanno un enorme impatto sulla nostra salute e sul nostro benessere a lungo termine.
Uno degli studi più completi, mai condotti nella storia della medicina, si è svolto in Cina. E' iniziato nel 1983 e ha coinvolto 6500 persone; ha messo in rapporto il cibo che le persone assumevano con lo svilupparsi delle malattie. Il dottor Colin Campbell della Cornell University è stato uno dei maggiori ricercatori in questo studio chiamato "China Study".
T. Colin Campbell: Le proteine animali contribuiscono direttamente o indirettamente ad aumentare il rischio di una grande quantità di malattie, sopratutto: cancro, malattie cardiache, diabete, demenza, alcune malattie autoimmuni e così via.
I motivi di base stanno negli effetti che le proteine e i grassi animali hanno sulle singole cellule oltre che nelle loro interazioni con l'organismo. Per cominciare, ogni volta che un tessuto animale, mammifero volatile o pesce viene cotto, si sprigionano sostanze chimiche cancerogene.
Neal Barnard: Uno degli aspetti più preoccupanti delle diete a base di carne, e con questo non intendo solo manzo e maiale ma anche pollo e pesce, è che quando si cucina la carne si formano sulla sua superficie delle sostanze chimiche cancerogene chiamate amine eterocicliche o HCA, e non sono nella carne quando la si compra, si formano solo quando la si mette nel forno, in padella o sul grill.  Con l'alta temperatura, ed il tempo che serve alla cottura, si formano queste sostanze cancerogene, più alta è la temperatura, più se ne formano, allora dovremmo mangiare carne cruda ? Ovviamente no, perché in quel caso c'è la salmonella, il campylobacter e gli altri batteri infettivi che la cottura può distruggere, quindi la carne non è sicura, se la si cuoce poco è molto rischiosa, se la si cuoce troppo idem. La cosa migliore è lasciarla perdere del tutto, le amine eterocicliche e altre sostanze cancerogene, si trovano molto spesso nei prodotti a base di carne. Noi cerchiamo di portare a conoscenza della gente come per alcuni tipi di cancro al seno al colon ecc... esista un legame con queste sostanze chimiche assunte con la carne.
Nei lavorati a base di carne ci sono anche altre sostanze chimiche cancerogene usate come conservanti.
Walter C. Willet: Alcuni studi epidemiologici hanno indagato la relazione tra il consumo di carne bovina e il rischio di cancro, per il cancro al colon retto, questa associazione si dimostra più marcata. In questo caso, sembra esserci una relazione globale con la carne rossa, ma questa relazione è particolarmente forte per la carne lavorata, vale a dire le salsicce, la mortadella, i wurstel e cibi analoghi.
Secondo il Professor Willet la quantità ottimale di carne rossa che dovremmo consumare è zero. I vegetali non formano le amine eterocicliche o qualsiasi altra sostanza cancerogena durante la cottura, la formazione di amine eterocicliche è una caratteristica specifica della carne, compresa quella del pesce e dei volatili, per esempio il pollo, e delle uova. Frutta e verdura fresche sono costituite principalmente da fibra, la fibra da volume al cibo e aiuta a farlo passare in modo più veloce attraverso il tubo digerente, la fibra assorbe e rimuove le tossine introdotte nel nostro corpo con i tessuti animali cotti. In occidente le persone temono il cancro più di qualsiasi altra malattia ma perché ? Perché il cancro si impossessa del nostro corpo lentamente e spesso dolorosamente per mesi o anni a seconda di quanto velocemente si diffonda negli organi, ormai ci sono prove schiaccianti, provenienti da anni di ricerca e dall'osservazione diretta di quel che accade nell'organismo, che dimostra l'esatto ruolo delle proteine animali nell'insorgenza, nello sviluppo e nella diffusione del cancro.
T. Colin Campbell: Le proteine animali tendono ad aumentare il rischio di cancro e ci sono tanti e tanti meccanismi o spiegazioni biochimiche di questo effetto.
Le sostanze chimiche ricoprono un ruolo cruciale nella formazione del cancro, sono diventate un aspetto quotidiano del mondo moderno, sono presenti nei pesticidi, nell'aria e in tutti i tipi di rifiuti industriali. Il nostro organismo possiede delle difese naturali che disattivano tutte queste sostanze e le rendono inoffensive, questi processi hanno luogo nelle cellule grazie ad enzimi chiamati "Mixed function oxidase". Quando mangiamo proteine vegetali, questi enzimi neutralizzano le eventuali sostanze chimiche assunte con i cibi vegetali, rendendole innocue, invece quando si assumono proteine animali questo meccanismo di difesa ci si rivolta contro e converte queste sostanze chimiche in sostanze cancerogene, si tratta di sostanze che danneggiano il contenuto genetico delle nostre cellule, quando il dna danneggiato si replica, cioè quando le cellule si dividono, si possono formare cellule cancerose. Sono le proteine contenute nella carne degli animali che fanno sì che il nostro sistema di difesa si rivolti contro di noi. Gli antibiotici, i pesticidi, gli ormoni e la moltitudine di sostanze chimiche e tossine che diamo da mangiare agli animali da allevamento, rappresentano un ulteriore problema, ma già le sole proteine animali causano la ribellione dell'organismo attivando inopportunamente il nostro sistema immunitario. In conclusione, una dieta con poche proteine animali contrasta lo sviluppo e la progressione del cancro. Il cancro progredisce quando le cellule cancerose, che si sono formate in una data sede, si moltiplicano diffondendosi in tutto il corpo, l'organismo non può sopravvivere a lungo in queste condizioni. Le diete a base di prodotti animali accelerano e stimolano la diffusione del cancro, al contrario una dieta a base vegetale ne rallenta o addirittura ne arresta la progressione.
Quante proteine animali sono necessarie per promuovere la crescita del cancro ?
La ricerca ha dimostrato che anche piccole variazioni nel consumo di proteine animali nella dieta, per esempio un aumento da 4% al 10%, favoriscono l'insorgere e la diffusione del cancro; valicare il limite del 10% significa aumentare esponenzialmente l'incidenza della malattia. La dieta media occidentale contiene oggi il 15% - 16% di proteine animali che corrispondono a 70 - 100 grammi di proteine al giorno, per dare un idea in termini di quantità di cibo, 3 crocchette di pollo contengono 7 grammi di proteine, 45 grammi di carne contengono 13 grammi di proteine, 30 grammi di pesce contengono 7 grammi di proteine, un uovo grande o 30 grammi di formaggio ne hanno 7 grammi, una tazza di latte 8 grammi. Basta mangiare queste cose per aumentare la possibilità di ammalarsi di cancro e questa, purtroppo, è la dieta media occidentale.
T. Colin Campbell: Il nostro corpo per funzionare ha bisogno di proteine e, se gli diamo la quantità di proteine di cui ha bisogno va tutto bene, ma se gliene diamo di più, ecco che iniziano le difficoltà soprattutto se si consumano cibi di origine animale.
Per una salute ottimale le donne hanno bisogno di non più di 38 grammi di proteine al giorno, gli uomini non più di 47 grammi, queste quantità si possono ottenere in modo più che adeguato mangiando una varietà di frutta, verdura, cereali e legumi, è importante mangiare questi cibi come integrali e non lavorati, la lavorazione rimuove la maggior parte delle vitamine, dei minerali, degli antiossidanti e di altri nutrienti preziosi che il cibo contiene naturalmente. Tutte le proteine animali, che vengano da carne, pesce, uova o latticini, hanno un ruolo nell'insorgenza del cancro, ma la più potente di tutte è la caseina. Howard Lyman è un allevatore di bovini da quattro generazioni, nel 1979 ha sviluppato un cancro al midollo spinale, oggi Howard Lyman tiene conferenze in tutto il mondo sugli effetti dannosi delle proteine animali.
Howard Lyman: La prima cosa che raccomando è di eliminare i latticini, pensate che io sono nato in un allevamento per la produzione di latte, il più grande del Montana, pensavo che il latte fosse il cibo perfetto, pensavo facesse bene, ma oggi dico che la prima cosa da eliminare dalla dieta sono i latticini, e la ragione è che l' 87% delle proteine nei latticini è quella cosa chiamata caseina. Nei test di laboratorio è stato dimostrato che la caseina stimola la crescita di cellule cancerose, proprio come quando si getta benzina sul fuoco.
La concentrazione di caseina è addirittura maggiore nei formaggi e nel latte scremato, sia di mucca, di capra o di pecora. La relazione tra l'assunzione di latticini e il cancro, è particolarmente significativa per il cancro alla prostata che è oggi il più frequentemente diagnosticato agli uomini negli Stati Uniti e in altri paesi Occidentali, rappresenta circa il 25% di tutti i tipi di cancro.
T. Colin Campbell: Le persone che consumano più proteine animali, hanno nel sangue maggiori quantità di fattori di crescita insulinosimile IGF e IGF1 e accumulano grandi quantità di questo ormone, questo a sua volta può spiegare l'aumento di rischio di cancro alla prostata, perche sappiamo che l'IGF tende ad attivare il cancro. Queste scoperte hanno avuto origine da un confronto tra lato-ovo vegetariani e vegani, i primi, di cui il 90% consuma una quantità sostanziosa di latticini e uova, e introduce così molte proteine animali, non hanno un grande vantaggio se eliminano la carne, ma consumano ancora latticini e uova in gran quantità, in termini di proteine animali ne stanno assumendo ancora molte, solo da fonte diversa. Queste persone, i lato-ovo vegetariani, tendono ad avere livelli ematici di questo fattore di crescita più elevati rispetto ai vegani che non assumono prodotti animali e che di conseguenza si ammalano meno di cancro alla prostata.
Ben il 50% degli uomini al di sopra dei 70 anni ha una forma silente di cancro alla prostata che non sta ancora causando problemi, alcuni studi hanno rivelato che gli uomini che consumano abitualmente una grande quantità di latticini, hanno circa il doppio di rischio totale di contrarre il cancro alla prostata e fino a quattro volte la possibilità di esito metastatico o fatale.
Esiste una cura per il cancro ? Sentiamo cosa ha da dire il Professor Campbell:
T. Colin Campbell: Se crediamo di trovare una cura per il cancro, che esca da un ago o da una pillola, non credo che la troveremo mai, d'altra parte alla domanda: "abbiamo una cura per il cancro ?" io rispondo si assolutamente, quello di cui parlo non è la soluzione a cui tutti pensano, pillole o iniezioni, ma semplicemente il cibo, cibo del tipo giusto consumato nella giusta quantità nelle giuste combinazioni, gli alimenti a base vegetale integrali hanno un effetto notevole nella riduzione dell'incidenza del cancro.
La verità è che l'arma più potente che abbiamo contro il cancro è il cibo che scegliamo di mangiare ogni giorno, le proteine animali non sono le uniche responsabili della formazione del cancro, molti sanno che il colesterolo causa malattie cardiovascolari, ma non sanno che il colesterolo è anche associato ad un elevato rischio di cancro. Il punto è che sia le proteine animali che il colesterolo sono associati al cancro.
T. Colin Campbell: I livelli di colesterolo nel sangue sono stati spesso associati a malattie cardiache come ben sappiamo tutti, più alto è il livello di colesterolo maggiore è il rischio di malattie cardiache, da studi cinesi abbiamo però imparato che è maggiore anche il rischio di cancro, alti livelli di colesterolo nel sangue sono a loro volta un buon indicatore di un alto consumo di prodotti animali e scarso di alimenti vegetali, quindi il colesterolo è di fatto collegato o associato all'emergenza cancro, a malattie cardiovascolari ed altre malattie dello stile di vita occidentale.
Nel "China Study" si è scoperto che quello che in occidente è considerato un livello di colesterolo solo mediamente alto è in realtà associato all'insorgenza del cancro, con la riduzione del colesterolo da 127 a 90 milligrammi per decilitro, si assisteva ad un decremento dell'incidenza di tumori al fegato, retto, colon, polmone, mammella, leucemia, cervello, stomaco e gola in adulti e bambini. Il colesterolo medio, negli Stati Uniti e negli altri paesi occidentali, è di 215 milligrammi per decilitro, la media in Cina era di 127 milligrammi, in alcune regioni di provincia era di 80, se i livelli di colesterolo relativamente bassi per noi occidentali erano associati ad una maggiore incidenza del cancro, potete capire quanto sia maggiore il rischio di cancro nella dieta occidentale. Il cancro alla mammella è un grave problema per le donne come quello alla prostata lo è per gli uomini. La relazione tra questo tipo di cancro e i grassi animali è stata documentata in molti studi, alti livelli di colesterolo aumentano i livelli di ormoni femminili, soprattutto di estrogeni, elevati livelli di estrogeni sono associati a una maggiore incidenza di cancro alla mammella, il punto è che sia le proteine animali che il colesterolo causano il cancro.
La connessione con la Vitamina D
C'è un altro fattore che lega i cibi di origine animale al cancro, compreso quello alla prostata e ad altre malattie del benessere. La vitamina D viene prodotta a livello della pelle grazie all'esposizione alla luce solare, da 15 a 30 minuti più volte alla settimana è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per rifornirci di vitamina D, questa deve essere poi convertita nella forma attiva e ha il compito di mantenere in condizioni ottimali le cellule dell' organismo. La vitamina D attiva viene prodotta dal rene che converte la vitamina D che si forma sulla pelle grazie alla luce del sole e quella che proviene dal cibo. Questa forma attiva di vitamina D deve essere necessariamente prodotta nel nostro organismo, quello che mangiamo, tuttavia, è cruciale nel determinare sia la quantità di vitamina D attiva che riusciamo a produrre nel rene, sia l'efficacia della sua azione, infatti, la forma attiva di vitamina D è fondamentale per mantenere tutte le cellule in condizioni ottimali, e l'alterazione delle sue funzioni, può causare un vasto spettro di malattie, le proteine animali hanno la capacità di bloccare la conversione della vitamina D nella sua forma attiva, bassi livelli di vitamina D possono indurre il cancro alla prostata, alla mammella, al colon, l'osteoporosi, le malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 e molte altre. Anche elevate assunzioni di calcio, protratte nel tempo, favoriscono una riduzione dei livelli di vitamina D attiva; molti medici non lo sanno e quindi raccomandano sia un maggior consumo di latticini che integratori di calcio, pensando così di diminuire il rischio di osteoporosi.
T. Colin Campbell: Noi consumiamo quantità di calcio esagerate fin dall'infanzia, è così per 20-30-40 anni fino all'età adulta, di fronte ad un eccesso così prolungato, l'organismo cerca di adattarsi, di contenere i danni, e uno dei modi che ha a disposizione per proteggersi è quello di ridurre l'assorbimento di calcio nel tratto intestinale, perciò quando una persona, che è abituata a consumare  una dieta molto ricca di calcio, arriva a età più avanzate, quando le serve davvero più calcio il suo organismo non è più in grado di regolarsi e non riesce a soddisfare queste nuove richieste nemmeno aumentando le assunzioni di calcio con gli integratori.
Non solo le malattie più gravi colpiscono sempre più persone, ma colpiscono persone sempre più giovani. Belinda Emmett è morta di cancro alla mammella a soli 32 anni. Nonostante l'enorme quantità di denaro che è stata investita nella ricerca, il rischio di morire di cancro è di fatto aumentato del 6% dal 1970 al 1994, John Mcdougall è medico ed esperto di nutrizione e insegna come vivere più sani attraverso la cucina vegetariana, da 30 anni studia, scrive e tiene conferenze sugli effetti della nutrizione sulle malattie, ecco quello che il Dottor Mcdougall ha da dire:
John A. Mcdougall: Sono un medico internista e mi prendo cura dei miei pazienti correggendo le cause delle loro malattie, stanno male perché seguono la dieta dei Re e delle Regine, mangiano cibi troppo ricchi per tutto il giorno come in una festa continua, ogni giorno fanno un pranzo di Pasqua, uno di Natale ed una cena di capodanno, e ogni notte fanno una festa di compleanno, mangiando tutto questo cibo delle feste, il cibo di Re e Regine, diventano grassi e si ammalano, come hanno sempre fatto le famiglie reali nella storia, e quindi il modo di risolvere il problema non è dar loro una manciata di farmaci o vitamine, ma cambiare la causa del problema, quindi occorre far seguire loro una dieta sana, far mangiare cibi salutari e gustosi come farina d'avena a colazione, minestre e pane per pranzo e per cena, per esempio, burritos e fagioli con verdure.
Le proteine animali, e il colesterolo, causano cardiopatia, maggiore è il livello di colesterolo nel sangue, maggiore è il rischio, la cardiopatia è la più comune tra le malattie del benessere, colpisce un uomo su due ed una donna su tre ed ogni 30 secondi uccide una su tre delle persone colpite nei soli Stati Uniti. Nelle donne la mortalità in caso di cardiopatia è otto volte maggiore che nel caso di cancro al seno, eppure tutti hanno più paura del cancro che di questo nemico numero 1, silenzioso e mortale. Il Dottor Esselstyn  è un imminente chirurgo con più di 40 anni di professione, ha condotto un lungo studio che dimostra, aldilà di ogni dubbio, che una dieta puramente vegetariana, senza latticini e uova, fa regredire la cardiopatia in modo efficace e ne blocca la progressione.
Caldwell B. Esselstyn Jr: Dobbiamo renderci conto di quanto le malattie cardiovascolari siano un problema di salute davvero diffuso, sappiamo, per esempio, che tra i giovani caduti durante le guerre di Korea e Vietnam che avevano mediamente 28 anni, l'80% di loro presentava già segni di malattia quando le loro arterie vennero esaminate a occhio nudo. Non dobbiamo quindi sorprenderci quando qualcuno come il Dottor Lewis Kuller, docente di salute pubblica all'università di Pittsburgh, dichiara che tutti gli uomini oltre i 65 anni e le donne oltre i 70 che hanno seguito la dieta tradizionale occidentale, sono affetti da malattia cardiovascolare diffusa, questo cosa ci dice, la nazione intera, tutti gli uomini e tutte le donne, hanno una malattia cardiovascolare, è una cosa talmente grave che dovrebbe colpire le organizzazioni che ci forniscono il cibo e le linee guida dietetiche.
La maggior parte delle persone crede che i farmaci per abbassare il colesterolo e la pressione o gli interventi di bypass, possano risolvere il loro problema, il dolore che si accompagna alla cardiopatia è spesso molto forte e invalidante, l'intervento di bypass e le altre procedure non sono una soluzione efficace.
Caldwell B. Esselstyn Jr: La medicina occidentale ci offre solo farmaci, pillole, procedure come bypass ed extent, queste procedure comportano grandi rischi, naturalmente non viene reso noto ma del milione di persone che si sottoporranno ad un impianto di extent quest'anno, l' 1% morirà durante l'intervento, l' 1% di 1 milione sono 10000 persone, se fossero morti 10000 soldati in Iraq sarebbe stata definita una carneficina, tra quel milione di persone che verranno impiantate ce ne sarà poi un altro 4% che avrà un infarto durante l'intervento, il che significa che 40000 persone che si sottopongono ad una operazione per essere protetti dall'infarto, avranno un infarto proprio durante l'operazione. Pillole e operazioni non funzionano perché non affrontano mai la causa che sta alla base della malattia, la dannosa dieta occidentale.
Il colesterolo nel sangue è il fattore più importante nel provocare le malattie cardiovascolari, insieme ai grassi, alle proteine, alle cellule del sistema immunitario e ad altri elementi, il colesterolo si deposita sulla parete interna delle arterie, questo accumulo porta all'arresto del flusso ematico al cuore. Secondo il "Bogalusa Heart Study", che è stato pubblicato sul "New England Journal of Medicine", il 50% dei bambini dai 2 ai 15 anni, ha strie lipidiche nelle arterie coronarie che corrispondono allo stadio iniziale della malattia.
Una dieta basata sui prodotti animali causa l'impotenza
Trenta milioni di americani soffrono di disfunzione erettile.
Neal Barnard: Una alimentazione a base di carne, non solo causa l'infarto ma può anche rendere impotenti, ho riscontrato un grande interesse per questo argomento, specie tra i giovani. L'apparato sessuale maschile è un sistema idraulico piuttosto complesso che richiede un buon flusso sanguigno per funzionare correttamente, quindi se si bloccano le arterie del cuore, il cuore può morire, ma se si bloccano le arterie che forniscono il sangue alle parti intime maschili, queste perderanno la loro funzionalità. Penso che il grande successo commerciale del Viagra e di altri farmaci per la disfunzione erettile, dipenda in larga misura dal fatto che molti uomini mangiano cibi poco sani; è buffo leggere nel foglio illustrativo del Viagra che il farmaco funziona meglio se non si mangia un pasto grasso, beh devo dire che tutto funziona meglio se non si mangiano grassi. Seguendo una sana alimentazione Vegan per un periodo abbastanza lungo, questo farmaco non servirà più.
Alimentazione a base di prodotti animali e malattie autoimmuni
Le malattie autoimmuni consistono in una reazione del sistema immunitario diretta contro qualche parte dello stesso organismo, il risultato è la perdita progressiva delle funzioni fisiche o mentali. Ci sono circa 40 tipi di malattie autoimmuni, le più comuni sono: il diabete di tipo 1, la sclerosi multipla, l'artrite reumatoide, l'ipertiroidismo o ipotiroidismo, l'infiammazione dei reni e dei muscoli. Tutti gli organi possono essere il bersaglio dell'attacco e della distruzione da parte del sistema immunitario. Circa il 3% degli americani soffre di una o più di queste malattie invalidanti, si tratta di ben 8.5 milioni di persone, alcune stime arrivano a 12-13 milioni e ogni anno si aggiungono a queste cifre altre 250000 persone cui viene diagnosticata la malattia. Una volta che è iniziato l'attacco agli organi, il danno progredisce e non è irreversibile in alcun modo che la medicina tradizionale conosca, l'unico rimedio consiste nella somministrazione di farmaci che inibiscono l'attività del sistema immunitario, ma questi farmaci hanno molti effetti collaterali sull' intero organismo, spesso piuttosto gravi.
Una Testimone: Già da molto giovane mi dissero che sarei diventata diabetica, mi venne prescritta una dose molto bassa di farmaco che i dottori chiamavano dose da bambino, la dose però divento molto alta già nel giro di un anno e mezzo, prendevo così tanti farmaci, mi annebbiavano la mente, il cervello, non potevo affrontarlo, non volevo vivere così, ho scritto al mio medico una lettera dicendogli che al posto delle medicine avrei cercato qualcuno che ne sapesse abbastanza di alimentazione e volesse provare ad aiutarmi, il dottore mi ha risposto: "beh se non segui le cure perderai la tua assicurazione sanitaria".
Come può accadere che, mangiando tessuti animali, il sistema immunitario venga stimolato ad attaccare il nostro stesso corpo, molte delle proteine che si trovano negli animali sono simili a quelle che si trovano nei tessuti umani. Durante la digestione alcune di queste proteine entrano in circolo senza venire scisse nei loro componenti di base, queste proteine vengono perciò considerate degli aggressori ed attaccate dal nostro sistema immunitario che le distrugge, ma siccome sono molto simili ai nostri stessi tessuti, l'organismo inizia ad attaccare e a distruggere anche i propri tessuti. La proteina che si trova nel latte di mucca, somiglia alle proteine contenute nelle cellule del pancreas adibite alla produzione di insulina, dovendo eliminare la proteina estranea del latte di mucca, il nostro organismo distrugge anche le cellule produttrici di insulina, ciò significa che per il resto della vita, chi ne è colpito, quasi sempre un bambino, soffrirà di diabete di tipo 1 e avrà bisogno tutti i giorni di ripetute iniezioni di insulina e di una dieta rigidamente controllata.
T. Colin Campbell: E questo dura tutta la vita è una malattia devastante, davvero devastante.
In Finlandia si consuma la maggior quantità di latte al mondo, ogni anno bambini e ragazzi fino ai 14 anni bevono in media 200 litri di latte ciascuno o assumono l'equivalente in prodotti caseari, il risultato è che il diabete di tipo 1 è 36 volte più diffuso in Finlandia rispetto al Giappone, dove il consumo di latticini è il più basso al mondo. Oggi, negli Stati Uniti, una persona su 13 soffre di diabete. Il Centro per il controllo delle malattie, negli Stati Uniti, ha previsto che un bambino caucasico su tre e un ispanico o nero americano su due, tra quelli nati nel 2000, si ammaleranno di diabete in un qualunque momento della loro vita, la buona notizia è che il diabete può regredire o almeno se ne può rallentare la progressione attraverso una dieta vegetariana stretta che escluda i latticini.
Neal Barnard: Abbiamo recentemente condotto una ricerca su un gruppo di diabetici, i partecipanti alla sperimentazione sono stati assegnati ad un gruppo di controllo che seguiva una dieta standard, per diabetici, usata da molto tempo e che include carne e latticini ma limita i carboidrati al gruppo sperimentale, a questi ultimi è stata fatta seguire una dieta totalmente vegan, senza prodotti animali, con un basso consumo di olio, e l'esclusione di cibi contenenti dolci, senza però alcun limite per i cibi amidacei che apportano carboidrati nella forma più salutare, bene, i risultati sono stati eccezionali, le persone che hanno seguito la dieta vegan hanno ottenuto migliori risultati delle altre, siamo dunque convinti di quanto sia evidente che la migliore dieta per i diabetici sia una dieta vegan a basso contenuto di grassi.
Una Testimone: Non sapevo quali sarebbero stati gli effetti sul mio corpo se avessi eliminato i prodotti animali e latticini, ho perso peso e sto continuando a dimagrire, il mio medico è così soddisfatto che mi ha detto che entro sei mesi potrei smettere di prendere le medicine, compresi i farmaci per la pressione alta, quelli per il colesterolo e il diabete.
Proteine animali e la sclerosi multipla
La sclerosi multipla è una malattia cronica che causa la perdita della capacità di camminare, di vedere, di parlare e addirittura di pensare, è caratterizzata da frequenti attacchi acuti che comportano una progressiva perdita della capacità di movimento, e i malati sono alla fine costretti su una sedia a rotelle o a letto per il resto della loro vita. Il dottor Roy Swank ha condotto, più di 40 anni fa, uno studio su malati di sclerosi multipla, ha scoperto che la progressione della malattia veniva notevolmente ridotta con una dieta a basso contenuto di grassi saturi, vale a dire una dieta senza cibi animali, questo approccio nutrizionale funzionava anche con persone in uno stadio avanzato della malattia. Circa il 95% dei suoi pazienti rimase solo moderatamente disabile per circa 30 anni, e solo il 5% morì di sclerosi multipla. Al contrario l’80% dei pazienti ai primi stadi della malattia, che seguivano una dieta ricca di grassi saturi provenienti da cibi animali, morì di sclerosi multipla. La maggior parte delle malattie autoimmuni si localizza nei paesi dal clima freddo, più le persone vivono lontano dall’equatore, maggiore è l’incidenza di sclerosi multipla e di altre malattie autoimmuni, questa localizzazione geografica è legata ad un ridotto apporto di luce solare, necessario per la formazione di vitamina D sulla pelle, e a un elevato consumo di cibi animali. Alle latitudini più elevate si consumano più latte e latticini. La conversione in vitamina D attiva della vitamina D prodotta nella pelle, in risposta alla luce solare, è inibita dai cibi ad alto contenuto di calcio e dagli acidi prodotti dalle proteine animali, questa super vitamina D non solo impedisce alle cellule di ammalarsi ma aiuta anche a fermare lo sviluppo delle malattie autoimmuni. Esistono moltissime altre malattie autoimmuni, per alcune non è stata ancora verificata la componente immunitaria, come per la demenza, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, mentre lo è per altre malattie che colpiscono l’occhio, la tiroide, le articolazioni (causando l’artrite reumatoide) e i muscoli. Quasi tutti i tessuti dell’organismo possono diventare il bersaglio di un sistema immunitario che smette di funzionare bene, portando allo sviluppo di una delle 40 malattie autoimmuni.
Le proteine animali e l' osteoporosi
Le proteine animali, specie il latte e i latticini, causano osteoporosi. L’osteoporosi è una malattia che provoca perdita di calcio dalle ossa, questa rende le ossa più sottili e fragili, la debolezza che ne consegue, aumenta esponenzialmente il rischio di fratture, infatti la frattura dell’anca è spesso usata come indice affidabile della gravità dell’osteoporosi, questa malattia delle ossa colpisce più di frequente le donne che gli uomini, specie dopo la menopausa. I paesi che consumano latte vaccino, e i suoi derivati, registrano anche il maggior numero di fratture e la peggior salute delle ossa. Se il latte facesse così bene alle ossa, come ci vogliono far credere, allora chi consuma latte dovrebbe avere una struttura più forte e più sana di chi non consuma analoghe quantità di latte e latticini, invece non è così. Diversi studi hanno dimostrato che le donne americane, a partire dai 50 anni, hanno uno dei più alti tassi al mondo di frattura all’anca, questi valori sono superiori solo in Europa, Australia e Nuova Zelanda, dove il consumo di latte è ancora più elevato. I ricercatori della Yale University School of Medicine, hanno riassunto i dati sulle osteoporosi derivanti da 34 diversi studi condotti in 16 paesi e pubblicati in 29 prestigiose riviste scientifiche, la loro conclusione è stata che il 70% delle fratture ossee, è legato al consumo di proteine animali. Il motivo è che le proteine animali sono acidificanti, un ambiente acido non è tollerato dall'organismo, il quale reagisce per neutralizzarlo, per farlo, usa il calcio presente nel circolo sanguigno; se nel sangue non c'è abbastanza calcio, lo ricava dalle ossa, questa perdita rende le ossa più sottili e può causare fratture. Già dal 1880 era noto che le proteine animali causano un eccesso metabolico di acidi, al contrario delle proteine vegetali che non causano questa acidità. Quando si incrementa il consumo di proteine animali da 35 a 78 grammi al giorno, la perdita di calcio attraverso i reni aumenta del 53%, questa enorme perdita di calcio non solo è disastrosa per le ossa, ma aumenta anche l'incidenza di calcoli renali e, ovviamente, causa un superlavoro ai reni obbligati a smaltire tutto questo calcio. Chiunque tenga al proprio e all'altrui benessere, deve guardare in modo razionale a questa grande quantità di prove, anche se si tratta di un allevatore o di un lavoratore dell'industria che produce e distribuisce questi prodotti a moltissime persone. Il dottor Greger è un medico con una laurea in agraria, è anche Direttore del Settore Salute Pubblica e Agricoltura Animale presso la Humane Society degli Stati Uniti.
Michael Greger: Ci raccomandano di bere latte per avere le ossa forti, almeno questo è ciò che le campagne pubblicitarie vogliono farci credere, ma in realtà nella rivista scientifica "The Osteoporosis International", dell' ottobre 2004, è stata pubblicata una rassegna di tutti gli studi fino ad ora condotti e si è trovato, questo è stato fatto dall' Organizzazione Mondiale della Sanità, che bassi consumi di latte non erano affatto un rischio per le fratture causate dall'osteoporosi in età avanzata, come quelle dell'anca o del polso, tra l'altro non c'è bisogno di bere latte o mangiare latticini per ottenere il calcio, il calcio che vanta il migliore assorbimento è quello della verdura a foglia verde scuro e della verdura a basso contenuto di ossalati come i cavoli, questi vegetali sono ricchissimi di calcio che viene assorbito ancora meglio di quello del latte e, anziché apportare anche grassi saturi, colesterolo e tutti gli antibiotici e gli ormoni della crescita che si trovano potenzialmente nei latticini, ci fanno assumere anche fibra, acido folico e tutti i meravigliosi e vitali nutrienti anti età, anti cancro e antinfiammatori che si trovano esclusivamente nel regno vegetale.
Nel 2000, il dipartimento di medicina dell'università della California a San Francisco, ha pubblicato una rassegna di 87 diversi studi che dimostravano come un alto consumo di verdure, ed un basso consumo di proteine animali, azzerino la possibilità di fratture causate dall'osteoporosi. Un altro studio ha seguito 1000 donne per oltre 7 anni, le donne la cui dieta aveva il più elevato rapporto tra proteine animali e vegetali, hanno presentato un numero di fratture maggiore di 3.7 volte, inoltre rispetto alle donne con il rapporto proteine animali - vegetali più basso, si è riscontrata una perdita ossea di 4 volte più veloce.
Integratori di calcio
Assumere integratori di calcio è una pratica diffusa ed accettata, raccomandata alle persone che soffrono di osteoporosi o sono a rischio di svilupparla. Il Professor Mark Hegsted, della Harvard University, ha iniziato i suoi studi sul calcio negli anni '50, ha dimostrato che assunzioni eccessive di calcio, per un lungo periodo di tempo, danneggiano la capacità del nostro corpo di controllare quanto calcio usa e quando. Il nostro corpo è un sistema perfettamente equilibrato, in questo sistema introduciamo fattori non necessari e il sistema si adegua, si adegua, si adegua, si adegua fino a che non ce la fa più. L'abuso di una sostanza, prolungato nel tempo, impedisce al nostro corpo di controllare i suoi meccanismi accuratamente bilanciati, questo è un fenomeno comune in biologia, se un pò fa bene di più farà meglio, siamo soliti pensare, invece è stato dimostrato che assumere quantità eccessive di calcio in forma di latticini o di integratori, distrugge la capacità del nostro corpo di regolare: l'assorbimento, il deposito e l'utilizzo del calcio per mantenere la consistenza dell'osso, questo danno può essere temporaneo o permanente.
T. Colin Campbell: Invece di prendere integratori di calcio, queste donne dovrebbero evitare le proteine animali, perché di fatto le proteine animali creano le condizioni che portano alla perdita di calcio.
Qual'é la migliore fonte di calcio ?
La natura stessa ci mostra la via per la migliore assunzione di calcio, proteine e ferro. I più grandi animali del mondo hanno scheletri e strutture muscolari enormi da mantenere, cosa mangiano ? Solo piante ed erba, non abbiamo bisogno di mangiare animali per ottenere quello che loro ricavano dai vegetali.
T. Colin Campbell: Alcune raccomandazioni, che vengono fatte in molti paesi sulla quantità di calcio da assumere, riportano livelli piuttosto alti e questo ci porta a pensare che non possiamo ottenerne abbastanza consumando cibi vegetali. Io dico che, se guardiamo chi ha sviluppato e definito questi standard, capiamo che non aveva certo bisogno di definire valori così alti, purtroppo le istituzioni coinvolte sono state molto influenzate dall’industria casearia.
Lo stesso si verifica per gli standard relativi al ferro.
T. Colin Campbell: Quindi dobbiamo ripensarci un po’ su, ripensare alle raccomandazioni sul ferro e chiederci se possiamo ottenere abbastanza ferro dai vegetali, e la risposta è assolutamente si; la capacità dell’organismo di soddisfare le sue esigenze deve essere rispettata e protetta dando al nostro corpo il giusto tipo di materie prime su cui lavorare.
Questi non sono gli unici problemi derivanti dal consumo di latte, latticini e altri prodotti animali.
Michael Greger: I  vitelli non possono bere latte perché il latte è nostro, appartiene agli scaffali del supermercato giusto ? Ma allora cosa diamo ai vitelli ? Ai vitelli diamo i sostituti del latte che spesso contengono sangue bovino secco, un composto ricco di proteine. Negli Stati Uniti continuiamo a nutrire i vitelli con tessuto bovino in forma di sangue bovino, siamo l’unico paese al mondo con la sindrome della mucca pazza che permette ancora queste pratiche di quasi cannibalismo, e sappiamo che il sangue è infetto. Ci sono persone che hanno contratto la variante umana della sindrome della mucca pazza non mangiando carne, ma con una trasfusione di sangue di presone che la mangiavano.
T. Colin Campbell: Noi uccidiamo gli animali, li mangiamo; quegli stessi animali ci stanno uccidendo.
I Pesci
Noam Mohr è un fisico laureato a Yale e all’università della Pennsylvania, ha lavorato per lo United States Public Interest Research Group sul tema del riscaldamento globale pubblicando vari dossier sui cambiamenti climatici e sui consumi di carburante.
Noam Mohr: Studi recenti hanno dimostrato che, nei prossimi decenni, esauriremo tutte le specie di pesci oceanici oggi comunemente mangiati, dallo spazio si possono vedere le linee tracciate sull’oceano dalle navi che trascinano reti enormi, la gente pensa che gli oceani siano così vasti da non risentirne, ma così come le nostre emissioni hanno un enorme effetto sul clima, il nostro enorme appetito per il pesce ha anche un enorme effetto sugli oceani.
Molte persone credono che mangiare pesce sia salutare perché contiene gli omega 3 che fanno bene al cuore, ma un esame più attento della letteratura scientifica, rivela una storia diversa, un importante studio del dottor Michael Burr e colleghi, dell’università medica di Wales, ha mostrato che gli uomini che soffrivano di angina, il dolore al petto sintomo di cardiopatia, avevano un rischio maggiore di attacchi cardiaci se assumevano capsule di olio di pesce. Il pesce e i crostacei contengono quantità significative di grassi, colesterolo compreso. I gamberetti hanno 2 volte la quantità di colesterolo del manzo e un etto di salmone equivale a un etto di braciola o di pollo come contenuto di grassi.
Radicali liberi
I pesci ospitano molti batteri che si moltiplicano anche alle temperature più fredde come quelle dei frigoriferi, la puzza di pesce indica che questi batteri hanno iniziato a moltiplicarsi e a decomporre il pesce, la decomposizione interessa gli acidi grassi omega 3, una volta che questo processo è iniziato, gli omega 3 non solo diventano inutili, ma iniziano anche a rilasciare radicali liberi, questo può innescare una grande varietà di malattie, il punto è che l’olio di semi di lino, derivante da fonti esclusivamente vegetali, contiene il doppio di acidi grassi omega 3, quest’olio non ha colesterolo, ha pochi grassi saturi e non si decompone facilmente formando radicali liberi come il pesce. Uno studio recente pubblicato sull’ American Journal of Cardiology spiega che il pesce non è benefico per la salute, come i consumatori sono spesso portati a credere, lo studio suggerisce che il consumo di pesce non migliora la salute del cuore ne la cardiopatia. Il pesce contiene quantità significative di proteine, la dieta occidentale contiene già il doppio delle proteine richieste per una salute ottimale, come gli scienziati hanno già dimostrato, troppe proteine nella dieta, aumentano il rischio per tutte le malattie del benessere. Sostanze chimiche tossine e metalli pesanti come il mercurio, quello che proviene dagli scarichi industriali e cittadini, finisce tutto nei fiumi, nei laghi e negli oceani; la conseguenza è che il pesce e i crostacei possono accumulare livelli di tossine estremamente elevati. I pesci sono i filtri e gli spazzini degli oceani e dei fiumi, assumono sostanze chimiche pericolose e le mantengono nel proprio corpo fino alla morte. Nel 1962 Rachel Carson, nel suo libro “Primavera silenziosa”, avvertì dei pericoli futuri causati dalle 290000 tonnellate di veleni sintetici prodotti ogni anno e rilasciati nel nostro ambiente, da allora, come ha fatto notare Al Gore, la produzione di queste tossine è aumentata del 400%, secondo le parole di Rachel Carson stessa, nella maggior parte dei casi questo inquinamento è irrecuperabile, la serie di danni che esso provoca non solo nell’ambiente che dovrebbe sostenere la vita, ma anche negli stessi tessuti viventi, è per la maggior parte irreversibile. I tessuti viventi comprendono noi esseri umani, tutti gli animali, pesci inclusi, e tutta la vegetazione; abbiamo inquinato il nostro ambiente nel nome del progresso a un punto tale che ora stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato, abbiamo avvelenato l’ambiente con le attività quotidiane del mondo moderno e ora questo ci si ritorce contro, e la carne e il pesce che mangiamo ci avvelenano. I pesci d'allevamento sono ancora più pericolosi per la salute.
Noam Mohr: Una quantità sempre minore del pesce che si mangia proviene dagli oceani, aumenta ogni giorno quella proveniente dall' itticoltura intensiva, gli animali sono allevati in aree chiuse, così stipati che hanno appena lo spazio per muoversi, questo causa un enorme concentrazione di feci inquinanti attorno all'area dell'allevamento che distruggono l'oceano circostante, tra non molto quasi tutto il pesce sarà proveniente da questi allevamenti dato che abbiamo esaurito le zone di pesca, e questa è una minaccia molto seria all'ambiente.
La Cantaxantina
La Cantaxantina è un pigmento chimico artificiale che viene somministrato ai salmoni allevati in cattività per conferire loro il tipico colore rosa, senza quello il salmone sarebbe grigio pallido. Gli allevatori di salmone possono scegliere che colore dare ai pesci allevati, questo pigmento chimico era stato vietato e ritirato dal commercio come pillola autoabbronzante perché causava danni alla retina. E' molto difficile trovare un pesce che non sia stato esposto a qualche genere di contaminazione, tutte queste tossine finiscono nel vostro piatto e nel vostro corpo per il resto della vostra vita. Allora cosa dovremmo mangiare ? La frutta, la verdura e i cereali ci danno tutte le proteine e i nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno ? Molti occidentali credono che gli esseri umani abbiano sempre mangiato carne, non è così, la struttura dei nostri denti e dell'apparato digerente testimoniano il contrario, mangiare cibi animali è un fenomeno recente. Plutarco, filosofo e sacerdote greco vissuto circa 2000 anni fa, ha sottolineato che l'uomo non ha un becco ricurvo e artigli, unghie taglienti, denti appuntiti, al contrario, con la forma dei suoi denti, le piccole dimensioni della sua bocca, la morbidezza della sua lingua e la lentezza del suo apparato digerente, la natura gli ha inesorabilmente impedito di nutrirsi di carne. Tutti gli animali che si nutrono della carne degli altri, hanno un tratto digestivo molto corto circa 3 volte la lunghezza del loro corpo, questo consente un passaggio veloce della carne in decomposizione che potrebbe avvelenare il loro organismo, se vi rimanesse più a lungo, hanno inoltre una saliva molto acida e il loro stomaco produce grandi quantità di acido cloridrico, necessario per digerire la carne, il tratto digerente umano invece è 12 volte la lunghezza del nostro corpo, questo serve per digerire piante e verdure che richiedono una digestione molto più lunga perché contengono molta fibra. La carne non ha fibra, e quindi i nutrienti possono essere assorbiti molto più velocemente. A causa del nostro tratto digestivo più lungo la carne che mangiamo va in putrefazione, questo processo, che rilascia tossine e favorisce la proliferazione dei batteri, come può farci bene ? La nostra saliva è alcalina e contiene uno speciale enzima necessario alla predigestone dei cereali, i nostri denti canini sono canini solo di nome, confrontati con quelli degli animali carnivori, non sono abbastanza affilati ne tanto forti da poter strappare la carne cotta, figuriamoci quella cruda.
Ambiente
Il 50% della superficie degli stati uniti è usato per produrre cibo, attualmente gli animali da allevamento, consumano una quantità di cereali 7 volte maggiore di quanto ne serva per il consumo umano diretto dell'intera popolazione, le conseguenze non riguardano solo la nostra salute, ma l'impatto che ha, sull'ambiente, l'allevamento di tutti questi animali. Non dovrebbe sorprendere che il prezzo da pagare in termini di distruzione dell'ambiente vada al di là di quanto poteva immaginare chi, 80 anni fa, ha iniziato la diffusione degli allevamenti intensivi.
Deforestazione
Il primo passo, per la diffusione degli allevamenti, è la distruzione delle foreste primordiali per far posto alla coltivazione di mangimi e ai pascoli. Il professor Pimentel è professore emerito alla Cornell University.
David Pimentel: Nutriamo i nostri animali con 280 milioni di tonnellate di cereali, la stessa quantità di cereali necessaria a nutrire 800 milioni di persone vegetariane. L' Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che 3.7 miliardi di persone su un totale di 6.5 miliardi sono malnutrite, quindi quasi il 60% della popolazione mondiale, il maggior numero di persone malnutrite mai esistito nella storia della terra.
Può sembrare poco importante tagliare le foreste primordiali, gli alberi ricresceranno si può pensare, che problema c'è ? Invece è un grosso problema per le seguenti ragioni: le foreste naturali raccolgono l'acqua proveniente dalla pioggia e dalla neve disciolta, non solo impediscono all'acqua di scorrere e causare l'erosione del suolo ma l'acqua trattenuta dal suolo denso della foresta ricarica le riserve sotterranee ed evapora formando le nubi, le nubi portano altra pioggia riciclando l'acqua in modo naturale e impediscono il riscaldamento della terra. Il professor Thomas Lyons è titolare di una cattedra presso la scuola di Scienze Ambientali della Murdoch University in Australia e studia i 200 metri inferiori di atmosfera, quelli in cui tutti viviamo, cercando la soluzione ai problemi dell'ambiente.
Thomas Lyons: Quando si modifica una superficie agricola o la vegetazione originaria, in realtà si modifica il clima di quella regione.
Il professor Lyons, e i suoi colleghi, hanno osservato che se un area di 20 chilometri per 20 di vegetazione naturale viene rimossa e sostituita con un terreno agricolo, la formazione delle nuvole rallenta o si blocca, questo ha un profondo effetto sul clima dell'intera regione. Le temperature più basse impediscono l'essicazione, le temperature più alte portano a situazioni climatiche estreme come la siccità. Catturando l'acqua le foreste prevengono anche le peggiori inondazioni, le foreste naturali ci mettono più di 200 anni ha raggiungere una maturità tale da funzionare in modo efficace, inoltre creano lo strato fertile a partire dalle foglie morte e dai rami che cadono, questi si decompongono per formare un fertilizzante naturale che genera un suolo ricco di nutrienti.
Thomas Lyons: E ci vogliono 500 anni per formare 2.5 centimetri di strato fertile, non possiamo aspettare così tanto quindi è un problema terribilmente serio.
Metano
Secondo Tim Flannery, su una scala temporale di un secolo, il metano è 60 volte più potente dell'anidride carbonica nel causare l'effetto serra ma persiste nell'atmosfera solo 8 anni.
Noam Mohr: Gli animali che alleviamo per il consumo umano producono enormi quantità di escrementi, gli allevamenti intesivi nei paesi industrializzati, sono costretti a mantenere queste feci in pozze enormi, grandi svariati ettari che vengono chiamate eufemisticamente lagune, queste rendono irrespirabile l'area tutt'intorno e rilasciano grandi quantità di metano ed enormi quantità di ossido di azoto, questi gas vengono rilasciati non solo dalle lagune di escrementi, ma anche quando le feci vengono sparse sul terreno usato per coltivare i mangimi per gli animali, l'ossido di azoto è 300 volte più potente dell'anidride carbonica; riguardo al metano il 37% delle immissioni mondiali viene dagli allevamenti, come il 70% circa delle immissioni di ossido di azoto, questi gas, che sono prodotti in quantità minori rispetto al biossido di azoto ma sono più dannosi, hanno un effetto enorme e quindi poiché vengono soprattutto dagli allevamenti, il settore zootecnico è un targhet importante per qualsiasi politica che voglia limitare le cause del riscaldamento globale.
Negli Stati Uniti il consumo medio di carne negli anni '50 era di 170 chilogrammi procapite all'anno, oggi si parla di 277 chilogrammi per persona ogni anno. In Cina il consumo di carne nel 1950 era di 4 chilogrammi per persona mentre oggi è di 77 chilogrammi, questo incremento enorme, unito al progressivo aumento della popolazione mondiale, implica che un numero inimmaginabile di animali deve essere ucciso ogni giorno. Nei soli Stati Uniti è stato stimato che nel 2000 sono stati uccisi 1 milione di polli ogni ora. Il numero di animali uccisi nel mondo ogni giorno, per finire nei supermercati, nei ristoranti e nelle case, è sbalorditivo.
Noam Mohr: Nel mondo ogni anno vengono uccisi circa 60 miliardi di animali, senza contare quelli che non sopravvivono abbastanza a lungo da arrivare al macello, nei soli Stati Uniti vengono uccisi ogni anno, per l'alimentazione umana, 10 miliardi di animali;  se si confronta questo numero con la popolazione umana mondiale, che è di soli 6 miliardi, si capisce come questo numero sia talmente alto da essere davvero difficile da concepire.
Acqua
Negli Stati Uniti l' 80% dell' acqua è usato per la produzione di cibo. La quantità d'acqua necessaria per produrre 1 chilo di proteine animali è 100 volte maggiore di quella che serve per produrre 1 chilo di proteine dal grano, questo significa che produrre 1 chilo di manzo richiede 100 mila litri d'acqua.
Peter Singer: Bisognerebbe fare pagare l'acqua per quello che vale, in modo che la gente, gli agricoltori, gli allevatori ne pagassero il costo reale, e così il mercato deciderebbe che tipo di cose ha senso produrre in Australia e quali no, senza i sussidi che attualmente vengono erogati al settore agricolo a causa dell'acqua virtualmente gratuita che utilizza.
Tutto questo ovviamente non è sostenibile, specialmente considerata la domanda sempre crescente di cibi animali. La quantità d'acqua richiesta per la coltivazione del mangime varia da 500 a 2000 litri per chilogrammo. Maneka Gandhi fa parte del governo indiano, nota attivista per l'ambiente e gli animali, ha scritto numerosi libri alcuni dei quali oggi sono libri di testo in varie facoltà di giurisprudenza. E' stata ministro dell'ambiente e della cultura.
Maneka Gandhi: La maggior parte delle persone non lo sa, quando mangiano carne pensano: "è solo un pollo" non capiscono che quando hanno mangiato il pollo hanno mangiato la foresta, l'acqua, l'aria, il terreno; ne hanno mangiato quantità enormi.
Negli Stati Uniti il 17% dell'energia fossile è usato per la produzione di cibo, questa percentuale non contempla il trasporto del prodotto finito.
Gli Oceani
Gli enormi progressi della tecnologia hanno raggiunto anche le profondità degli oceani. Peter Singer è professore di Bioetica alla Princeton University è stato definito come uno dei pensatori più influenti di questo secolo.
Peter Singer: Quando si parla di pesce bisogna per prima cosa distinguere tra pesce da allevamento e pescato, entrambi causano problemi, il problema principale è che la maggior parte del pesce negli oceani, che ha impiegato forse milioni di anni a proliferare, si sta esaurendo a causa delle moderne tecniche di pesca.
I pescherecci con enormi reti a strascico, hanno rastrellato i fondali degli oceani, lasciandoli deserti e privi di vita, le conseguenze per gli oceani e per il surriscaldamento globale, non sono state ancora del tutto valutate scientificamente.
Peter Singer: Molti credono che gli allevamenti di pesci siano una cosa positiva perché producono pesci anziché toglierli dagli oceani, e quindi credono che questo sia sostenibile, ma non si rendono conto che i pesci, che il mercato richiede nei paesi occidentali come il salmone, sono pesci carnivori e quindi per nutrirli negli allevamenti bisogna catturare altri pesci meno costosi, macinarli e darli da mangiare ai pesci degli allevamenti, quindi in realtà stiamo pescando una quantità di pesce 2-3 volte superiore per ottenere una quantità molto più piccola del più costoso salmone, quindi, in termini di protezione degli oceani e anche di riduzione delle immissioni di gas serra perche le navi devono usare petrolio per viaggiare, questa pratica è assolutamente contraria a qualsiasi ragionevole principio di conservazione.
La biodiversità è la moltitudine di eventi e interazioni delle varie forme di vita che insieme mantengono un equilibrio armonioso in natura. Purtroppo ad oggi abbiamo spazzato via dagli oceani l' 80% di questa armonia.
Peter Singer: I pescherecci, in realtà, hanno un enorme eccesso di pescato, il che significa che catturano molti pesci che non vogliono prendere e che vengono considerati spazzatura e gettati fuori bordo, ma questi pesci sono già morti o gravemente feriti, in alcuni casi, per esempio nella pesca dei gamberi, l'eccedenza può arrivare fino a 10 volte la quantità di gamberi pescata, con altre specie può essere 2-3 volte tanto, quindi c'è un enorme perdita di esseri viventi e di conseguenza un enorme distruzione dell'ecologia degli oceani.
Come genere umano, ma anche come singoli individui, siamo giunti sull'orlo di un pericoloso precipizio, abbiamo una scelta, o ci comportiamo come esseri umani intelligenti e razionali, che esaminano i dati e prendono le decisioni adeguate per sopravvivere, o ignoriamo la ragione e sopprimiamo la nostra intelligenza, e come robot guidati dal nostro desiderio sfrenato ed alla patologica assuefazione ai cibi tossici, continuiamo fino a che la morte o le malattie ci costringeranno a smettere.
Neal Barnard: Una delle questioni di cui mi sono occupato è il perché la gente sia così attratta dal cibo non salutare, diciamo la verità, nessuno esce di casa alle nove di sera per comperare un arancia, lo si fa per della cioccolata, qualcosa di dolce o un cheeseburger, e ora sappiamo perché la gente è così attratta da queste cose, o almeno abbiamo degli ottimi indizi, questi cibi: zucchero, cioccolato ma anche il formaggio e la carne tendono a rilasciare oppioidi nel cervello, con questo intendo sostanze chimiche che hanno l' effetto degli stupefacenti, altri cibi ne sono privi, tutto ciò porta a pensare a questi alimenti non salutari come a delle vere e proprie droghe, possiamo spezzare questa dipendenza proprio come facciamo per le droghe.
La scelta sta nel vostro carrello per la spesa e nel vostro piatto, dobbiamo agire tutti quando ancora possiamo farlo, il surriscaldamento globale è qui ed ora, che ci piaccia o no dobbiamo affrontarlo. Al Gore ha ragione, insieme possiamo ancora salvare il pianeta, ma prima dobbiamo salvare noi stessi. Anche quando riduciamo il consumo di energia, facciamo attenzione ai trasporti, ai voli aerei e ricicliamo, non è abbastanza, ci vorranno 100 anni prima che l' anidride carbonica lasci l'atmosfera. C'è qualcosa di molto potente che possiamo fare oggi che ridurrà in modo significativo il surriscaldamento globale entro 8 anni. Migliorare la nostra salute salverà noi, i nostri cari e il nostro pianeta. Ristabiliamo il nostro delicato equilibrio, smettiamo di mangiare cibi animali, compresi latticini e uova, impariamo a cucinare pasti deliziosi con ingredienti vegetali, coltiviamo un orto biologico, guidiamo auto a basse emissioni, ricicliamo, educhiamo noi stessi e coloro che ci circondano. C'è una scintilla di speranza che brilla attraverso noi e le nostre azioni quotidiane. Margaret Mead disse una volta: "non dubitare mai che un gruppo di cittadini che riflette e si impegna possa cambiare il mondo, in realtà è la sola cosa che finora abbia funzionato". Immaginate che cosa possiamo fare tutti insieme.......



La versione italiana del film è a cura di: AgireOra Edizioni - www.AgireOraEdizioni.org
con il sostegno di: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - www.ScienzaVegetariana.it
Per informazioni su come fare la scelta vegan: www.VegFacile.info
Per suggerimenti pratici per impostare un'alimentazione ottimale per la salute: www.VegPyramid.info



 

   

 

 

 

 


Forks over Knives - Forchette contro Coltelli

 

Forks over Knives - Forchette contro coltelli


“Forks over knives” è un film-documentario del 2011 che affronta il tema delle malattie degenerative e afferma che la maggior parte di queste possono essere controllate eliminando gli alimenti di origine animale e derivati.

Girato tra Stati Uniti, Canada e Cina, si basa sugli studi compiuti dal Dr. Colin Campbell (Biochimico Nutrizionista, Professore Emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University New York) e dal Dr, Caldwell Esselstyn (Medico Chirurgo presso la Cleveland Clinic Ohio)

Lee Fulkerson, ideatore, regista e narratore del film, ha seguito i due esperti nei loro rispettivi percorsi di studio.

I due medici sono giunti alla conclusione che le malattie cardiache, il diabete di tipo 2 e persino alcune forme di cancro, potrebbero quasi sempre essere prevenute, combattute e anche sconfitte, adottando una dieta a base vegetale.

Nonostante le notevoli implicazioni dei loro studi e gli sviluppi delle loro ricerche questo lavoro è rimasto relativamente sconosciuto al grande pubblico.

Proprio per questo, oltre a seguire il percorso degli esperti in materia di salute, il documentario esamina la questione del “perché noi non sappiamo”, cioè del motivo per il quale, pur avendo a portata di mano una fonte di benessere, con difficoltà riusciamo a scuotere le nostre menti indolenti e staccarci dalle realtà consolidate che ci circondano e ci rassicurano.

E’ in questa nuova ottica che il cibo diventa medicina ovvero, contemporaneamente cura e prevenzione.

E' una soluzione accessibile e globale.

Il titolo Forks over Knives viene tradotto in "Forchette contro Coltelli", le "Forchette" indicano una buona alimentazione a base di cibi integrali e vegetali mentre i "Coltelli" rappresentano i bisturi delle sale operatorie.

   

 

 

 

 


 
Industria del latte in 5 minuti

Ci chiediamo spesso cosa accadrebbe agli animali, se tutti smettessero di consumare latticini ma la domanda corretta è:

" cosa accade adesso agli animali per permettere alla gente di bere latte e mangiare formaggi ?"

QUESTA E' LA RISPOSTA

Lo scenario delle vacche da latte che brucano serene nei prati verdi fa parte di un immaginario collettivo che in realtà non esiste. Si tratta di un enorme mistificazione che ha prosperato grazie all' ignoranza.

Tutto ruota attorno alla produzione di latte, un immane quantità di latte, la mucca viene costretta a produrne 120 litri al giorno, 10 volte in più rispetto a quello che un vitello riesce a bere, ma ciò è irrilevante per i vitelli perchè a 48 ore dalla nascita vengono separati dalla madre e privati del suo latte.

E' traumatizzante per la madre e per il vitellino, questa piccola creatura viene lasciata in mezzo ai suoi escrementi, terrorizzata e smarrita, e questo accade un anno dopo l'altro finchè la madre resiste.

Ingravidata nuovamente, poco dopo il parto con l'inseminazione artificiale, deve portare il doppio fardello della gravidanza e della mungitura per 7 mesi ogni anno.

Per alcuni vitelli maschi la vita è crudelmente breve, non danno latte e sono troppo gracili per la carne, quindi vengono uccisi. Ad altri viene concessa una sorta di vita, la legge consente di tenerli in ridottissime stalle e senza la possibilità di correre e giocare all'aria aperta, la sofferenza di questi cuccioli dura circa 6 mesi dopodichè vengono macellati per produrre carne bianca.

La separazione tra madre e figlio è fonte di grande sofferenza per entrambi, la madre subisce questo trauma una volta all'anno per tutta la sua breve vita. Esistono vari dispositivi per mantenere i vitelli isolati e soli.

I vitelli in sovrannumero sono trasportati anche a centinaia di chilometri, per essere venduti, a soli 7 giorni dalla nascita, naturalmente non sono gli unici messi all'asta, capita a volte che le mucche partoriscano al mercato e gli imprevisti cuccioli vengono quasi certamente uccisi.

Il parto degli eredi di tori da carne può risultare assai difficoltoso per la mucca da latte e causare danni di tipo nervoso oltre alla paralisi. La mungitura e le gravidanze continue sono un peso terribile per le mucche, le gigantesche mammelle causano dolorose zoppie e infiammazioni agli zoccoli.

Improvvisamente la vita delle mucche da latte non ci appare più idilliaca, non riescono mai a mangiare abbastanza da saziarsi perchè la routine della mungitura si ripete due volte al giorno.

Animali che potrebbero vivere in natura ben più di 20 anni, sono letteralmente consumati e uccisi a 5/6 anni dopo solo 3 o 4 lattazioni e gravidanze.

Anche le mucche che hanno accesso al pascolo trascorrono almeno 6 mesi all'anno rinchiuse, spesso sono troppo grandi per le stalle dove vengono confinate durante l'inverno, la sporcizia ed il latte che cola creano le condizioni ideali per la proliferazione dei batteri della mastite, i pavimenti duri in cemento privi di paglia causano delle piaghe alla parte inferiore delle zampe e, come ultima beffa in nome della produttività, un numero sempre maggiore di mucche permane in questo stato tutto l'anno in allevamenti eufemisticamente chiamati "Unità a pascolo Zero".

 
 

 

 


La verità sulle uova  
Le uova, ecco perché non mangiarle  

Come distruggere geneticamente uno splendido uccello del Sudest Asiatico


Gallo Rosso della giungla

Pollo odierno
XVI Secolo avanti Cristo XXI Secolo dopo Cristo
 

Le galline da cova odierne, sono le discendenti geneticamente modificate di bellissimi uccelli originari delle foreste tropicali del sud-est asiatico, uccelli che volavano tra le cime degli alberi e amavano appollaiarsi ad alta quota. Chiunque abbia studiato i polli emancipati dalle ristrettezze degli allevamenti e' a conoscenza del loro apparente desiderio di riadattarsi ad una innata predisposizione.
Trenta anni fa' un pollo pesava un chilo. Gli allevamenti moderni, nella loro incessante ricerca di maggior profitto, producono oggi polli che raggiungono il peso di tre chili in cinquantasei giorni. Se questo non bastasse, gli allevamenti di pollame hanno prodotto una smisurata riserva di questi animali facendo diventare il pollo l'uccello piu' numeroso sul nostro pianeta.
Gli allevatori considerano le galline da cova come robot, macchine inanimate con l'unico scopo di generare utili. Le galline sono comunemente considerate senza cervello, una specie di scatola vuota senza la minima proprieta' cognitiva. Per questa falsa credenza, gli allevatori non hanno nessun riguardo per i bisogni biologici e sociali delle galline da cova. Joan Gussow riporta, nella rivista American Journal of Clinical Nutrition, che gli allevatori hanno cercato di creare una gallina geneticamente modificata senza becco, ali, zampe e altre 'non necessarie' parti del corpo.
Nel 1933 una gallina produceva 70 uova all'anno. Oggi una gallina da due chili produce una media di 275-300 uova all'anno. Tale incremento e' stato reso possibile tramite modificazioni genetiche, mangimi, controllo di malattie, industrializzazione e sistemi di confinamento.
Le galline da cova vivono in edifici caldi e afosi dove da 50 mila fino a 125 mila uccelli sono stipati in un solo magazzino, compressi in gabbie costruite con semplici fili di metallo. Come riportato dalla rivista World's Poultry Science Journal, dei 237 milioni di galline da cova negli Stati Uniti, circa il 98% sono tenute in gabbie e circa il 75% sono cresciute in gabbie fin dal primo giorno. Secondo il ricercatore david Fraser, piu' galline sono stipate in una gabbia, minore e' la produzione pro capite e maggiore il tasso di mortalita'. Nonostante cio', si continuano a stipare nella medesima gabbia il maggior numero possibile di galline perche' secondo i calcoli, questa rimane comunque la maniera piu' proficua per gli allevatori. E' piu' economico avere una minore resa pro capite ma una maggiore produzione per gabbia. Il motivo e' semplice: le galline non sono costose, le gabbie lo sono. Sebbene L'apertura alare di una gallina sia 75 cm, normalmente una gabbia di 40 cm X 40 cm contiene da 4 a 6 galline rendendo loro impossibile ogni movimento.
Secondo ricerche pubblicate dalla rivista Poultry Science, e' ormai accertato che il confinamento e l'immobilita' contribuiscano all'indebolimento delle ossa delle galline. Nonostante cio', ogni riguardo per il benessere di questi animali non e' di nesssuna importanza.
La rivista del settore FeedStuff, dice senza alcun problema che almeno meta' delle galline da cova soffrono di malformazioni alle gambe. Gli allevatori, sebbene a conoscenza di questo fatto, non hanno apportato alcuna modifica al sistema per alleviare le sofferenze di questi animali.
Le galline cosi' confinate non possono stabilire relazioni sociali normali e non hanno alcuna protezione da uccelli piu' aggressivi. Secondo Gail Damerow, autore del manuale 'Chicken health handbook', il confinamento e' la principale causa di incitamento al cannibalismo, comportamento, questo, del tutto estraneo alla natura delle galline. Altri fattori sono stati imputati a questo fenomeno tra i quali l'intensita' dell'illuminazione, il mangime e gli ormoni. Per ridurre questo problema ed altri danni fisici provocati da beccaggi e risse, gli allevatori tagliano parte del becco alle galline. Questa procedura viene effettuata senza anestesia anche se e' chiaro che si tratta di una operazione dolorosa per le galline e dovrebbe essere fatta sotto la supervisione di un veterinario. Alcuni strumenti usati per taglare il becco vengono elencati nel manuale di Gail Damerow. Tra questi figurano rudimentali ferri, pistole per applicare il silicone, strumenti simili agli accendini delle macchine ed altri. Tagliare il becco alle galline non diminuisce il loro atteggiamento aggressivo ma rende meno effettivo il danno. Per molti anni l'industria del settore si e' difesa dalla brutalita' di questa procedura sostenendo che il taglio del becco era necessario e paragonabile al taglio delle unghie. Bernard Rollin in 'Farm Animal Welfare' dice che e' ormai chiaro che non si tratta di una procedura benigna perche' causa cambiamenti di comportamento e neuropsicologici negli animali, segno evidente della sofferenza acuta e cronica in questi uccelli. In aggiunta, Bernard Rollin sostiene che il debeccaggio causa danni ai tessuti nervosi che si tramutano in estensivi e dolorosi tumori chiamati neuromi. A tutto questo vanno aggiunte le costanti abrasioni e contusioni causate dall'inevitabile sbattere sui fili metallici delle gabbie e l'esposizione a gas tossici che si sprigionano dalla decomposizione dell'urina.
Un altro problema inerente alla produzione delle uova, e' il massacro dei pulcini. Le incubatrici industriali sono le rifornitrici degli allevamenti di galline da cova. Qui le uova vengono incubate e covate. I pulcini vengono divisi in due gruppi in base al loro sesso. I pulcini maschi non sono di alcun uso all'industria ovaria. Questi vengono uccisi nella maniera meno dispendiosa, spesso soffocati, affogati o macinati per diventare mangime. Secondo la U.S.D.A. ogni anno vengono cosi' uccisi ben 200 milioni di pulcini negli Stati Uniti. Tali atrocita' vengono fatte indipendentemente che il pulcini vengano venduti ad allevamenti con gabbie o allevamenti con galline libere. Anche per le galline 'free range', l'uccisione arriva come una fine inevitabile.


Quale delle tre è allevata a terra in uno spazio libero?

Una ricerca tra etologia e neuroscienze sul benessere di questi animali in diverse condizioni fa emergere idee controintuitive sulla qualità della loro produzione

Di quale delle tre galline della foto mangereste un uovo? A giudicare dalle condizioni del piumaggio, le prime due a partire da sinistra sembrano in buona salute, quella a destra non molto. Se vi dicessi che quest'ultima è stata allevata in una fattoria di cibi biologici forse scrollereste le spalle, osservando che deve trattarsi di una situazione simile a quelle delle mele biologiche: bruttine d'aspetto, ma squisite... Le cose sono un po' più complicate, ma egualmente interessanti, sia sul versante del benessere animale che della valutazione della salubrità dei prodotti dei consumatori.
Le fotografie mostrano l'aspetto tipico di galline ovaiole mantenute in tre diverse condizioni.
La prima (a) rappresenta la deprecabilissima condizione di polli da batteria: gli animali stanno in gruppi di cinque, all'interno di gabbie larghe sessanta centimetri, alte quarantasettecentimetri e profonde quarantacinque centimetri, con uno spazio di cinquecentoquaranta centimetri quadrati per animale. Cibo e acqua sono a disposizione ab libitum.
Nella seconda condizione (b) gli animali dimorano in gabbie profonde quattrocentottanta centimetri, larghe trecento centimetri e alte duecento centimetri. Ciascuna gabbia alloggia circa cinquanta animali con uno spazio individuale stimato di duemilacinquecentosettanta centimetri quadrati. Nelle gabbie, oltre al cibo e all'acqua, vi sono nidi e sabbia per i bagni di sabbia (con i quali gli animali si liberano dei parassiti).
La terza condizione (c), cosiddetta free range, prevede che gli animali siano liberi, a terra, in uno spazio di circa seicento metri quadrati, che può alloggiare fino a un massimo di dodicimila animali. La stalla di fatto è suddivisa in quattro parti, ciascuna delle quali ospita circa tremila animali, ma tutti i giorni, a partire dalle ore undici fino al tramonto, le galline sono libere di uscire a pascolare all' esterno in un area di circa quattro ettari. Cibo, acqua e opportunità per bagni di sabbia sono disponibili a volontà. Un neurobiologo all'Università di Bochum, in Germania, ha mostrato i cervelli di questi animali. Al microscopio i neuroni della regione dell' ippocampo, una parte del cervello importante per la memoria e l' orientamento nello spazio, appaiono più grandi, e quindi presumibilmente più efficienti, negli animali allevati in condizioni free range. In termini di spazio medio disponibile le condizioni free range e batteria non sono fondamentalmente diverse, oscillando tra i trecentotrentatre e i cinquecentoquaranta centimetri quadrati a disposizione per ciascun animale. Ciò che fa la differenza, evidentemente, è la complessità e non la grandezza dell ambiente circostante.
Nei mammiferi (uomo incluso) la regione del cervello sensibile alla deprivazione sociale e allo stress cronico è la corteccia prefrontale. Gli uccelli ne posseggono un angolo, che prende il nome di nidopallio caudolaterale. In questa regione si osservano anomalie nelle galline allevate in condizioni free range, che non si notano invece nelle altre due condizioni, in particolare nella condizione dei polli in batteria.
Che cosa induce le galline a beccarsi tra loro nella condizione free range? Quasi certamente le innaturali condizioni di allevamento sociale. In natura gli antenati del pollo domestico, i Galli della Giungla, specie selvatica di origine Indiana, abitano le basse boscaglie del Sud-Est asiatico, dove vivono in gruppi di circa dieci-trenta animali, nei quali vige una stretta gerarchia di dominanza basati sul riconoscimento individuale. Per i polli domestici, che hanno ritenuto le caratteristiche della specie ancestrale, vivere in gruppi di tremila unità rende impossibile la formazione di gerarchie stabili: il numero di conspecifici che si ritrovano a incontrare eccede di gran lunga i limiti di memoria per il riconoscimento individuale. Gli animali si percepiscono come totalmente estranei gli uni agli altri e sono costretti a cercare di ristabilire di continuo la propria e l'altrui posizione nella gerarchia sociale . Da ciò il continuo beccarsi.
Tutto ciò forse suona familiare a chi vive a Milano o in qualche altra metropoli. Noi ci adattiamo, di solito, attorniandoci di un gruppo di amici il cui numero rientra nei limiti delle nostre capacità di riconoscimento individuale. Anche Facebook diventa difficile da gestire se abbiamo troppi amici.
Lo stato del piumaggio (e del cervello) delle galline free range suggerisce che esse si trovino a sperimentare una situazione di stress estremo.


Le origini dei polli

Il Pollo è probabilmente l'uccello piú diffuso al mondo. Il nome generico della specie Gallus gallus domesticus, dato sia al maschio che alla femmina, è Pollo, un uccello domestico derivante da varie specie selvatiche, di origini indiane. Storicamente il nome Pollo deriva dal latino "pullus" cioè animale giovane. Primo fra gli aventi diritto all'onore di progenitore delle nostre razze domestiche è il gallo rosso (Gallus gallus), al quale i malesi danno il nome di Kasiutu. Il Gallo rosso vive nella penisola indiana, comune soprattutto nelle regioni orientali e settentrionali; diffuso anche nella penisola di Malacca e nelle isole della Sonda, si trattiene di preferenza ai limiti delle alte foreste, scendendo di rado al di sotto dei mille metri di altitudine.
È stata accettata per molti decenni l'ipotesi enunciata da Darwin secondo cui il Gallo Rosso della giungla sarebbe la specie dalla quale derivano tutti i polli domestici. Nel 1923, per cercare di risolvere e sedare la diatriba sull'origine monofiletica o polifiletica, Punnett raccomandò un sistematico incrocio tra le quattro specie di Galli della Giungla nonché tra questi e le razze domestiche. Egli affermava: "Fino a quando questo piano di ricerche non sarà ultimato, non potrà esservi la certezza sul modo in cui le nostre varie razze sono scaturite e ogni successiva discussione sulla loro origine è solo una perdita di tempo." Un recente studio giapponese afferma: "Esistono però parecchie incertezze e focose diatribe sull'origine del Pollo domestico, se cioè esso provenga unicamente dal Gallo rosso della giungla, oppure se alla sua genesi abbiano contribuito anche le altre specie di galli selvatici. Gli studi basati solo su dati morfologici o sulla progenie degli ibridi non conducono a conclusioni soddisfacienti. Al termine delle loro indagini, gli studiosi giapponesi hanno potuto dedurre i seguenti dati: Esistono delle strette relazioni genetiche tra il Pollo domestico e il Gallo rosso della giungla, mentre queste stesse relazioni non risultano per le rimanenti specie di galli della giungla. Pertanto si può affermare che Gallus gallus ha dato il contributo maggiore e deve essere considerato il principale progenitore". Presente nei territori iraniani nel 1500 a .C. e poco dopo tra i Sumeri, il Pollo fece la sua comparsa in Egitto. Dopo il ritrovamento della tomba di Tutankhamon, nel cui corredo funebre è raffigurato un gallo, è ormai certo che gli egiziani allevassero polli già nel 1450 a .C. Gli antichi romani avevano un nutrito ricettario basato sulla carne di pollo, che era riservata alle classi piú abbienti, non alla plebe.
Già duemila anni fa Gesú Cristo accennò al modo in cui la gallina raduna i pulcini sotto le sue ali protettive (Matteo 23, 37; 26, 34) Il fatto che usasse una simile illustrazione indica che la gente comune conosceva bene questo uccello. L'ipotesi che va per la maggiore è quella secondo cui il pollo dalla Valle dell'Indo si diffuse attraverso la Mesopotamia, raggiunse la Grecia e da qui i Celti lo diffusero in Europa, per portarlo infine in Britannia nella tarda Età del Ferro. "Ma la vera età dell'oro per le razze dei polli arriverà solo con il 1800 quando la loro popolarità assurge ai livelli dell'aristocrazia e nemmeno più una regina come Elisabetta d'Inghilterra si vergogna di lasciarle pascolare nei parchi delle sue residenze. Tutto il secolo fu segnato da una sorta di "pollomania" che portò alla costituzione di oltre 180 razze con standard codificati".

 
 

 

 

 

 

 

 

 


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Suggerimento ONU e Commisione Europea per salvare il pianeta: "addottate una dieta vegana"

Impatto Ambientale (la verità)

 

Estratto della conferenza "MEAT THE TRUTH" (CARNE LA VERITA') di Marianne Thieme - Deputato al Parlamento Olandese del primo partito al mondo per i diritti degli animali.

 

Marianne Thieme: se consideriamo le 10 annate più calde mai misurate, vediamo che si sono tutte verificate negli ultimi 14 anni, il pianeta si sta surriscaldando molto velocemente, il riscaldamento globale è una realtà ed il comportamento umano ne è quasi certamente la causa. I ricercatori del Panel Intergovernative sui cambiamenti climatici (IPCC) hanno stimato che, entro l'anno 2100, da 1 a 3 miliardi di persone avranno estremo bisogno di acqua potabile, il problema della fame nel mondo aumenterà notevolmente, non sorprende quindi che oggi sia il clima la nostra preoccupazione maggiore. Le persone pensano che il maggior responsabile dell'inquinamento globale derivi dalle industrie, dalle centrali elettriche  e dai trasporti . Il 18% delle emissioni di gas è causato dall'allevamento del bestiame, solo il 13% delle emissioni totali di gas è causato dai trasporti. Tutte le macchine, i trattori, i camion, le navi e gli aerei del mondo messi insieme inquinano meno rispetto all'allevamento del bestiame. Per procurarsi il cibo necessario agli allevamenti intensivi le foreste pluviali, importantissime per l'assorbimento di ossido di carbonio,  vengono distrutte e sostituite da campi di soia, dopo essere stata innaffiata con pesticidi, la soia viene spedita in Europa e finisce nelle mangiatoie degli animali e di conseguenza al consumatore che ne fa sempre maggior richiesta.

Dr. David Davies - Istituto Scienze Biologiche Rurali ed Ambientali dell' Univeristà di Aberystwyth: le mucche hanno un apparato digerente alquanto complesso, molto più del nostro, il loro stomaco è in grado di digerire fibra vegetale al contrario di quello di noi esseri umani, perciò necessitano di un sistema molto complicato di batteri, funghi e protozoi all'interno del tratto digerente, questi microrganismi non hanno accesso all'ossigeno, il cibo che noi esseri umani mangiamo viene trasformato in biossido di carbonio ed acqua, dal momento che i ruminanti non hanno ossigeno nel loro rumine, hanno bisogno di produrre altri tipi di gas, uno dei più importanti, quello fondamentale direi, è il metano. Paragonato al biossido di carbonio il metano è 21 volte più potente. Le mucche, come tutti i ruminanti rigurgitano il cibo nella bocca per masticarlo e questo permette un migliore accesso al cibo per i microrganismi presenti nello stomaco, nell'atto di rigurgitare ogni volta che il bolo raggiunge la bocca, viene rilasciata anche una piccola quantità di gas che contiene un alta percentuale di metano. Una mucca da latte che produce dagli 8000 ai 10000 litri di latte all'anno, produrrà anche dai 500 ai 700 litri di metano al giorno che è paragonabile, in termini di gas serra,  ad un grosso fuoristrada che percorre 35 km.

Marianne Thieme: nel 2006 la FAO l'organizzazione delle Nazioni Unite per l' Alimentazione e l' Agricoltura ha pubblicato un importante relazione in cui per la prima volta emergeva il legame tra allevamento e cambiamenti climatici ed affermava che il 18% delle emissioni globali di gas serra deriva dagli allevamenti bovini.

Dr. Henning Steinfeld - Capo Coordinatore della FAO - Autore della relazione: in effetti il 18% è davvero molto, per arrivare a questa stima abbiamo preso in considerazione tutti i cambiamenti nell'utilizzo dei terreni legati all'allevamento del bestiame, la produzione di metano da parte degli animali, la gestione del letame per ciò che concerne il metano ed i protossido di azoto e le varie fasi di produzione di mangimi, la trasformazione ed il trasporto, in pratica abbiamo preso in considerazione l'intero aspetto del problema senza trascurare nessun particolare e siamo arrivati al 18%. Sapevo che l'impatto sulle acque e la biodiversità sarebbe stato significativo, tuttavia non mi aspettavo un dato così alto, ma il risultato finale è questo. Questo enorme impatto ambientale prodotto dall'allevamento intensivo, non è ben noto alla maggioranza delle persone e non è ben noto nemmeno agli stessi agricoltori, c'è quindi una forte necessità di regolamentare il settore dell'allevamento, molto di più di quanto lo è adesso.

Dr. Harry Aiking - Università di Amsterdam: non è risaputo ma tra il 40% e il 50% dei cereali, non è consumato dagli esseri umani ma dal bestiame, per la soia si sale addirittura al 75%.

Dr. Danielle Nierenberg - Giornalista e scrittrice, Coofondatrice e presidente del Food Think Tank, esperta di agricoltura sostenibile e distribuzione di cibo: se si considera che occorrono mediamente circa 7 Kg di cereali, cioè mais o soia, per produrre 1 Kg di carne, stiamo parlando di centinaia e centinaia di ettari di campi di soia che prendono il posto delle foreste pluviali per la produzione di carne. I fagioli di soia importati vengono da paesi come il Brasile che è il principale esportatore di questo prodotto nel mondo dove la produzione di soia è stata incrementata di 57 vole a partire da 1960, ora il Brasile produce ingenti quantità di soia in zone fragili dal punto di vista ambientale come la foresta pluviale amazzonica e il serrado che è una savana boschiva.

Dr. Harry Aiking Università di Amsterdam: lo svantaggio maggiore è la perdita della biodiversità, ma indirettamente influenza anche i mutamenti climatici, nel senso che accelera i cambiamenti climatici già in corso.

Dr. Danielle Nierenberg: le riserve di carbonio assorbono e trattengono questo elemento, sono zone come la foresta amazzonica, il serrado o alcuni terreni coltivati, se li eliminiamo perdiamo uno strumento fondamentale nella lotta al riscaldamento del pianeta.

Dr. John Powels - Professore di salute pubblica all' Università di Harvard: oggi non c'è nulla di più urgente che cercare di contenere i valori del riscaldamento globale, per ottenere dei risultati non possiamo ignorare il settore agricolo, se vogliamo raggiungere un obbiettivo anche minimo, in questo settore, ovvero impedire che la situazione peggiori ulteriormente, entro la metà del secolo dobbiamo applicare misure radicali, perchè, secondo una dinamica naturale, quando la popolazione tende ad arricchirsi, storicamente è portata a consumare più prodotti di origine animale. Attualmente il paese in cui è più evidente questo fenomeno è la Cina, qui il consumo di carne si è incrementato in maniera esponenziale, il numero di maiali e polli in Cina sta raddoppiando ogni decennio, si tratta di animali con un apparato digerente semplice e quindi non viene causato effetto serra a livello di metano rilasciato, il fatto è che devono essere alimentati e questo pone problemi ambientali, i mangimi sono prodotti con fagioli di soia coltivati in Brasile che causano la deforestazione. Se i paesi ricchi continuano a consumare così tanto e i paesi come la Cina cercano di raggiungere gli stessi livelli, la situazione in futuro peggiorerà, e sarà molto più difficile raggiungere obbiettivi anche minimi nella lotta al riscaldamento globale.

Marianne Thieme: mi sembra un pò assurdo che la maggior parte dei paesi si ostini a proporre rimedi poco efficaci come imporre tasse sui gas di scarico dei veicoli, specie quando la ricerca dimostra che in un anno, solo nei Paesi Bassi, una mucca produce tanto gas quanto un auto che percorre 70000 Km, equivale a percorrere più di una volta e mezza la circonferenza della terra. L'immagine che siamo abituati ad avere del riscaldamento globale è sempre stereotipata, vediamo solo le ciminiere delle fabbriche e gli ingorghi del traffico; dove sono le campagne di informazione pubblica sul rapporto tra emissioni di carbonio e consumo di carne, io non ne ho ancora viste in Olanda, anche se si macellano 500 milioni di animali ogni anno. Gli animali invece scoprono molto presto, nel corso della loro vita, che cosa sono gli allevamenti intensivi, i maialini sono castrati senza anestesia, le loro code vengono tagliate, sono costretti a vivere al buio in box di cemento e vedono la luce del sole solo quando vengono portati al macello. Per gli altri animali da allevamento la situazione non è molto diversa, le galline ovaiole sono stipate dentro gabbie in batteria ed i loro becchi vengono tagliati per impedire loro di ferirsi l'una con l'altra. I Paesi Bassi utilizzano 4 volte la loro superficie per produrre ciò che consumano, immaginiamolo come un buffet, ciascuno mette nel piatto cibo per 4 persone il che significa che non ne rimarrà per quelli in fondo alla coda. Un miliardo di persone sul nostro pianeta soffre di obesità, mentre un altro miliardo va a dormire affamato ogni sera. C'è qualcosa che non funziona e dovremmo parlarne seriamente. La metà del raccolto mondiale di grano è destinato all'alimentazione del bestiame per sostenere il nostro consumo di carne, uova e latticini. Metà dell'intero raccolto, mentre le popolazioni dei paesi poveri soffrono la fame, purtroppo questa situazione non sembra destinata a finire, continuiamo a consumare sempre di più ed in futuro dovremmo sfruttare le risorse naturali di altri paesi ancora più di quanto non facciamo ora, avverrà a scapito di altre popolazioni, della purezza dell'acqua, dell'aria e dell'ambiente in generale. Provo a riassumervi la situazione: secondo gli scienziati le superfici di terreno per produrre le proteine di origine animale e relativo dispendio di energia, sono 10 volte superiori a quelli che occorrono per produrre cibi di origine vegetale, ciò è dovuto al fatto che per produrre mangime per miliardi di animali da allevamento, occorrono immense piantagioni.
Come consumatori possiamo fare la differenza cambiando la nostra alimentazione, Matt Prescott direttore della Human Society degli Stati Uniti sostiene che la carne è la causa principale del riscaldamento globale, e che se ogni americano rinunciasse a mangiare pollo un giorno alla settimana, a livello di inquinamento sarebbe come togliere 500000 auto dal traffico urbano.
La FAO ha fatto dei calcoli molto interessanti: tra il 1950 e il 2000 la popolazione mondiale è cresciuta da 2 miliardi e 600 milioni a 6 miliardi di persone, la produzione di carne invece è quintuplicata, da 45 a 233 miliardi di Kg ogni anno, poichè è previsto che ci saranno 9 miliardi di persone sul pianeta entro il 2050 la produzione di carne è prevista raddoppiare fino a 450 miliardi di kg e naturalmente anche le emissioni di gas serra raddoppieranno.
Nel corso della sua vita un europeo mangia 7 pecore, 24 conigli, 43 tacchini, 789 pesci, 1/3 di un cavallo, 5 mucche, 42 maiali, 900 polli.
L'europeo medio quindi divora 1800 animali nel corso della sua vita, se ogni uomo sulla terra, facesse lo stesso, avremmo bisogno di 142 miliardi di animali ogni anno. In realtà il settore agricolo a livello mondiale è deragliato, il ciclo si è completamente interrotto perchè si è cominciato a produrre carne in modo intensivo e al prezzo più basso. Le foreste del Sud America scompaiono perchè l'Europa richiede enormi quantitativi di foraggio per gli animali, la gigantesca industria dell'allevamento negli Stati Uniti e l'enorme livello del consumo di carne nel mondo occidentale, vanno a scapito del clima, della biodiversità, della disponibilità di acqua potabile e di cibo per le popolazioni povere del mondo. Se non cambiamo le nostre abitudini alimentari si arriverà a consumare 450 miliardi di chili di carne entro il 2050.

Dr. Henning Steinfeld: il futuro non è roseo, se non correremo ai ripari e se continueremo ad allevare animali come facciamo oggi, l'impatto sull'ambiente non potrà che peggiorare oltremisura. C'è bisogno di: risolvere urgentemente questo problema studiando sistemi per trattare le emissioni di gas che provocano l'effetto serra, salvaguardare la biodiversità, privilegiare le ricerche e sensibilizzare l'opinione pubblica. Quello che manca è la volontà politica di agire in questo senso e indirizzare il settore dell'allevamento su una strada più sostenibile.

Marianne Thieme: il Dr. Steinfeld sottolinea la mancanza di una sincera volontà politica al cambiamento. Con la libera Università di Amsterdam, la fondazione Nicolas G. Pierson ha voluto scoprire che risparmio di gas serra si avrebbe se negli Stati Uniti non si mangiasse carne per uno o più giorni alla settimana, questo è il risultato:

  • 7 giorni su 7 = meno 700 milioni di tonnellate di gas serra equivalente alla eliminazione di tutte le automobili degli Stati Uniti   

  • 6 giorni su 7 = riduzione a zero il consumo di energia elettrica in ogni abitazione degli  Stati Uniti

  • 5 giorni su 7 = risparmio di carbonio equivalente a piantare 13 miliardi di alberi in giardino e lasciarli crescere per 10 anni (43 alberi per ciascun americano)

  • 4 giorni su 7 = risparmio di carbonio equivalente a dimezzare l'uso domestico negli Stati Uniti di elettricità, gas, petrolio e cherosene

  • 3 giorni su 7 = meno 300 milioni di tonnellate di gas serra,equivalente a sostituire tutte le auto degli Stati Uniti con auto elettriche

  • 2 giorni su 7 = sostituzione di tutti gli elettrodomestici delle case, frigoriferi, congelatori, forni a micro onde, lavastoviglie, lavatrici, asciugatrici ecc ecc... con altri a risparmio energetico

  • 1 giorno su 7 = meno 90 milioni di viaggi aerei da New York a Los Angeles o viceversa

 
 

 

 

 

 


      L'effetto serra

Riscaldamento globale

Cosa è l'IPCC ?

IPCC significa: "Intergovernamental Panel on Climat Change" ovvero Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico

è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale.


Che cosa dice il rapporto dell'Onu sul clima ?

Domenica 2 novembre 2014 a Copenaghen, in Danimarca, è stata presentata una sintesi del 5° rapporto sul clima, uno dei più importanti studi di questo tipo dal 2007. Si tratta di una sintesi degli altri rapporti pubblicati negli ultimi 13 mesi dall'IPCC.

Nel settembre 2013 l'IPCC aveva pubblicato il primo documento del corposto rapporto in cui affermava con una certa durezza che la possibilità che il riscaldamento globale fosse causato dall'uomo era del 95%.

Negli altri rapporti, l'IPCC aveva affrontato l'impatto dell'aumento delle temperature e le possibili soluzioni.

Ecco in breve che cosa dicono gli esperti di clima dell'IPCC nella sintesi presentata a Copenaghen:
- Il riscaldamento globale e l'influenza delle attività umane sul clima sono un dato di fatto e non si possono negare.
- Dagli anni cinquanta a oggi i cambiamenti osservati sono senza precedenti.
- I trent'anni tra il 1983 e il 2012 sono stati probabilmente i più caldi degli ultimi 1.400 anni.
- Gli effetti del riscaldamento sono già visibili in tutto il pianeta: nell'acidificazione degli oceani, nello scioglimento dei ghiacci artici e nella minor resa dei raccolti in molte regioni.
- Senza un'azione coordinata per ridurre le emissioni di CO2, le temperature aumenteranno nei prossimi decenni e entro la fine di questo secolo potrebbero essere di cinque gradi superiori ai livelli preindustriali.
- Per contrastare la tendenza, i paesi dovrebbero ridurre a zero le emissioni entro il 2100.


La frase che sintetizza i lavori del meeting dell'Intergovernamental Panel on Climate Change é stata:

«L'impatto dell'uomo sul sistema climatico è chiaro e le recenti emissioni di gas serra generate dalle attività umane sono le più alte della storia».


DATI ALLA MANO

Il report non lascia spazio a fraintendimenti:

«Nel corso dell'ultimo secolo l'atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la quantità di ghiaccio e neve si è ridotta e il livello dei mari è aumentato».

Secondo gli esperti non tutto sarebbe però perduto:

«Esistono infatti azioni da intraprendere nel corso dei prossimi decenni che possono contribuire a contenere l'innalzamento delle temperature entro i 2°C»

si legge nel documento. Perché proprio 2 gradi? Perché secondo i climatologi sarebbe il limite superiore di un aumento delle temperature ritenuto "sicuro" e che i governi si sarebbero impegnati a non oltrepassare.


I dati su cui si focalizzano gli scienziati dell'IPCC nelle loro conclusioni possono essere sintetizzati in 6 grafici.

1. L'AUMENTO DELLA TEMPERATURA

Il primo mostra il cambiamento nelle temperature del pianeta nel periodo 1901-2012 ed è stato ottenuto su base statistica a partire dalle osservazioni empiriche condotte nel corso degli anni.

2. L'AUMENTO MEDIO

Lo stesso dato può essere guardato da un altro punto di vista: nel grafico qui sotto viene presentato l'andamento delle temperature rispetto alla media della fine del XX secolo: nella parte alta del grafico sono rappresentati i dati puntuali per ogni anno, nella parte bassa quelli relativi a ogni decennio.

3. COME CAMBIERÀ IL CLIMA DA OGGI AL 2100

Ed ecco come si evolverà la situazione secondo gli esperti nei prossimi 85 anni: il grafico di sinistra mostra lo scenario più ottimistico, secondo il quale le emissioni di gas serra verranno pesantemente limitate. Nononstante gli sforzi, le temperature sono destinate a salire ancora di 0,7 °C. A destra lo scenario più catastrofico, ossia un aumento costante, ai ritmi attuali, delle emissioni di CO2 e altri inquinanti. Come si può vedere, in queste condizioni, le temperature potrebbero aumentare anche di 10 °C.

4. L'AUMENTO DEL LIVELLO DEI MARI

Ed ecco come l'aumento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci hanno influenzato l'innalzamento delle acque negli ultimi 100 anni. Secondo quanto si legge nel rapporto, «la velocità di innalzamento del livello dei mari registrata negli ultimi 100 anni è maggiore rispetto a quella degli ultimi 2000».

5. LA DIMINUZIONE DEI GHIACCI

Nello stesso periodo, come si vede dai dati qui sotto, l'estensione dei ghiacci artici è passata da 10 a poco meno di 6 milioni di km2.

6. QUANTO ABBIAMO INQUINATO

Ed ecco perchè si è verificato tutto questo: inquiniamo sempre di più. Negli ultimi 10 anni le emissioni di gas serra sono cresciute a una velocità doppia rispetto a quella registrata negli ultimi 30 anni. E va sempre peggio.


Clicca per ingrandire

Legenda:

  • (GHG) sono i principali gas ad effetto serra (GHGs) sono il biossido di carbonio (CO2), il vapore acqueo (H2O), l'ossido nitroso (N2O), il metano (CH4) e l'ozono (O3). Il protocollo di Kyoto include anche l'esafluoruro di zolfo (SF6), gli idro-fluoro-carburi (HFC), e i per-fluoro-carburi (PFC).
  • (GtCo2eq) ovvero Giga-tonnellate di CO2 equivalente, è l'unita di misura utilizzata per misurare il GWP(Global Warming Potential) dei gas serra, ovvero il loro potenziale di riscaldamento globale. La CO2 è il gas di riferimento usato per misurare tuttigli altri, quindi il GWP della CO2 = 1. I CO2 equivalenti dei principali gas serra sono:
    CO2 =1
    CH4=21
    N2O=310
    SF6 =23.900
    PFC = 6.500 - 9.200
    HFC = 140 - 11.700
    Pertanto, più e basso il valore di CO2 equivalente e minore è l'imapatto ambientale.Per produrre plastica derivata dal petrolio la quantità di CO2 equivalente emessa ,è di circa 4-8 kg di CO2 per kg di plastica,mentre per produrre plastiche biodegradabili si aggira intorno a 1-6 kg di CO2 per kg di plastica.Ovviamnete, questi valori si riferiscono solo al breve tempo che passa dal'inizio della trasformazione della materia prima fino all'ingresso in fabbrica e possono variare con altri tipi di lavorazione subiti durante la loro vita.
  • (F- Gases) sono i Gas Fluorirati e sono una famoglia di gas prodotti dall'uomo utilizzati in svariate applicazioni industriali
  • (N2O) è il monossido di azoto noto anche come protossdo di azoto è un importante gas serra ed inquinante atmosferico. Secondo l'EPA (Environmental Protection Agency) il suo potenziale di riscaldamento climatico è pari a 310, ovvero su cento anni il protossido di azoto risulta 310 volte più impattante dell'anidride carbonica per unità di massa.
  • (CH4) comunemente chiamato Metano è un gas serra presente nell'atmosfera terrestre in concentrazioni molto inferiori a quelle della CO2 ma con un potenziale di riscaldamento globale ben 21 volte superiore.Dal 60% all'80% delle emissioni mondiali è di origine umana e deriva da agricoltura, discariche, miniere di carbone, attività petrolifere e gasdotti. La sua concentrazione in atmosfera è aumentata da 700 ppb (parti per miliardo) nel periodo 1000-1750 a 1.750 ppb nel 2000, con un incremento del 150. Il metano è responsabile al 18% dell'incremento dell'effetto serra.
  • (CO2 FOLU) diossido di carbonio o semplicemente anidride carbonica derivante da FOLU (Forest and other lands use - Gestione delle foreste ed altri utilizzi del terreno)
  • (CO2) diossido di carbonio o semplicemente anidride carbonica derivante da combustibili fossili, petrolio e processi industriali. Si ipotizza che la concentrazione atmosferica di diossido di carbonio prima della rivoluzione industriale fosse 280 ppm, e che quindi sia aumentata del 35% dai tempi della rivoluzione industriale. La combustione dei combustibili fossili (carbone, petrolio) sarebbe la prima causa di questo aumento con il 64%, mentre la deforestazione sarebbe la seconda con il 34%. L'aumento della quantità di anidride carbonica nell'atmosfera incrementa l'effetto serra e contribuisce quindi all'aumento della temperatura media del pianeta, al quale gli ecosistemi non hanno il tempo necessario per adattarsi. Stiamo attraversando una fase di riscaldamento generalizzato del clima terrestre che ha portato molti paesi del mondo a siglare il protocollo di Kyōto, un accordo in cui le nazioni si impegnano a limitare e ridurre le emissioni di diossido di carbonio, affinché la sua concentrazione resti al di sotto di 450 ppm: nell'ultimo decennio (1999-2009) il livello di diossido di carbonio nell'aria è aumentato di 2 ppm all'anno, ed è in costante accelerazione. Se le emissioni non saranno ridotte secondo gli accordi, il livello di soglia stabilito a Kyōto verrà quindi superato nel 2030 circa. Secondo i modelli climatologici più seguiti il superamento di questa soglia porterebbe la temperatura media della terra ad aumentare di due gradi, e il livello dei mari a innalzarsi di almeno un metro entro il 2040.

EFFETTI SUGLI OCEANI

Gli oceani della Terra contengono quantità enormi di diossido di carbonio sotto forma di ioni bicarbonato e carbonato, più di quanta ce ne sia nell'atmosfera. Lo ione idrogenocarbonato viene prodotto per azione del diossido di carbonio libero sulle rocce calcaree - un esempio è la reazione di dissoluzione del carbonato di calcio:

È attraverso reazioni come questa che gli oceani vanno a tamponare le variazioni di concentrazione del diossido di carbonio nell'atmosfera; la reazione è infatti reversibile. Per centinaia di milioni di anni questo processo ha prodotto enormi quantità di rocce costituite da carbonati che sono andati a depositarsi sui fondali marini.

Con l'aumentare della concentrazione del diossido di carbonio nell'atmosfera, aumenta la quantità di ioni idrogenocarbonato presente nelle acque marine con conseguente abbassamento del pH, fenomeno noto come acidificazione degli oceani. Gli aumenti di temperatura e acidità siano all'origine della morte delle barriere coralline osservata negli ultimi anni in numerose zone tropicali del pianeta.

 
 
 

 


L'ipotesi Gaia
Il pianeta delle margherite
L'effetto farfalla

L'ipotesi Gaia è una teoria di tipo olistico formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979 in "Gaia. A New Look at Life on Earth", trovando poi numerosi consensi nel mondo scientifico, ma non tutti coincidenti col suo vitalismo.a

Nella sua prima formulazione l'ipotesi Gaia, che altro non è che il nome del pianeta vivente (derivato da quello dell'omonima divinità femminile greca, nota anche col nome di Gea), si basa sull'assunto che gli oceani, i mari, l'atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta terra si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all'azione degli organismi viventi, vegetali e animali.[1] Ad esempio la temperatura, lo stato d'ossidazione, l'acidità, la salinità e altri parametri chimico-fisici fondamentali per la presenza della vita sulla terra presentano valori costanti. Questa omeostasi è l'effetto dei processi di feedback attivo svolto in maniera autonoma e inconsapevole dal biota.[2] Inoltre tutte queste variabili non mantengono un equilibrio costante nel tempo ma evolvono in sincronia con il biota. Quindi i fenomeni evoluzionistici non riguardano solo gli organismi o l'ambiente naturale, ma l'intera Gaia.
Il sistema Gaia, che non è identificabile né con il termine biosfera, né con biota, che sono solo due elementi che la compongono, comprende invece:
Organismi viventi che crescono e si riproducono sfruttando ogni possibilità che l'ambiente concede.
Organismi soggetti alle leggi della selezione naturale darwiniana.
Organismi che modificano costantemente il loro ambiente chimico-fisico, cosa che avviene costantemente come semplice effetto di tutti quei processi fondamentali per la vita, come la respirazione, la fotosintesi ecc.
Fattori limitanti che stabiliscano i limiti superiori ed inferiori della vita. L'ambiente può presentare temperature eccessivamente alte o basse per l'affermarsi della vita in un dato ambiente. Stesso discorso per le concentrazioni di sali, minerali, composti chimici ecc.
Un fattore inquinante dell'intera Gaia sono certamente le attività e l'ambiente costruito dall'uomo, che anche se non facente parte del sistema, interagisce fortemente con esso modificando i fattori limitanti (temperatura, composti chimici ecc.).
La biologa Lynn Margulis ha dato la sua adesione all'Ipotesi Gaia ma prendendo le distanze da Lovelock, a suo avviso troppo influenzato dal vitalismo.


James Ephraim Lovelock (Letchworth, 26 luglio 1919) è un chimico britannico. È uno scienziato indipendente, scrittore e ricercatore ambientalista che vive in Cornovaglia, nel sud ovest dell'Inghilterra. Il suo maggiore merito scientifico è la teoria di Gaia con la quale per primo ha descritto il pianeta Terra, con tutte le sue funzioni, come un unico superorganismo.

Lovelock, inventore in continua attività, ha ideato nel 1957 un importante apparecchio di analisi chimica, il rivelatore a cattura di elettroni, utilizzato in gascromatografia, e numerosi metodi scientifici, alcuni dei quali adottati dalla NASA nei suoi programmi di esplorazione planetaria.
Proprio durante la sua attività per la NASA Lovelock ha sviluppato la sua Ipotesi di Gaia
All'inizio del 1961, Lovelock fu ingaggiato dalla NASA per sviluppare gli strumenti per l'analisi delle atmosfere extraterrestri e della superficie dei pianeti. Il programma Viking che visitò Marte alla fine degli anni settanta fu in larga parte ispirato dall'ipotesi che Marte potesse ospitare delle forme di vita, infatti numerosi sensori e gli esperimenti condotti furono rivolti a cercare conferme sulla presenza di una vita extraterrestre.
Durante l'attività preliminare al programma Lovelock si interessò alla composizione dell'atmosfera marziana, concludendo che molte forme di vita su Marte avrebbero dovuto farne uso e di conseguenza alterarne la composizione. In realtà l'atmosfera di Marte è stabile, prossima all'equilibrio chimico, con pochissimo ossigeno, metano o idrogeno e una sovrabbondanza di anidride carbonica. Per Lovelock l'impressionante contrasto tra l'atmosfera marziana e quella terrestre, una mistura chimicamente molto dinamica, appariva come una forte indicazione dell'assenza di vita su quel pianeta. Ciononostante, quando le sonde Viking furono infine lanciate su Marte, la loro missione era ancora prevalentemente rivolta alla ricerca di vita biologica. Fino ad ora non è stata trovata alcuna prova dell'esistenza presente o passata di qualsiasi forma di vita marziana.
Tra i meriti di Lovelock vi è anche quello di aver messo a punto un metodo ancora utilizzato per lo studio dell'attività dei clorofluorocarburi (CFC) nel provocare il cosiddetto buco dell'ozono.
Attualmente Lovelock è presidente della Marine Biological Association. Scienziato indipendente, inventore e autore di numerosi saggi di stampo ambientalista, Lovelock porta avanti i propri studi in una tenuta-laboratorio in Cornovaglia.
Lovelock è preoccupato del riscaldamento climatico causato dall'effetto serra. Nel 2004 ha creato scalpore nei media, quando rompe con molti compagni ambientalisti pronunciando le parole: "ora solo l'energia nucleare può fermare il riscaldamento globale". Nella sua visione, l'energia nucleare è l'unica alternativa realistica ai combustibili fossili che ha la capacità di soddisfare i bisogni di energia su larga scala dell'umanità e nel contempo di ridurre le emissioni di gas serra. È un membro pubblico della E.F.N. (Ambientalisti per l'energia nucleare, AAPN).

 
 

 

 


Cambridge Declaration of Consciousness
Cambridge Declaration of Consciousness

 

Cambridge Declaration of Consciousness

Il 7 luglio 2012, un gruppo di importanti neuroscienziati riuniti a Cambridge ha firmato un documento (The Cambridge Declaration on Consciousness) che sintetizza i risultati delle più recenti acquisizioni scientifiche nello studio del cervello e del sistema nervoso degli animali e dell'uomo. In breve, le conclusioni sono che non solo sembra esserci, per l'uomo e l'animale, grande similitudine tra i rispettivi substrati neurali associati alla coscienza e all'intelligenza, ma pare anche che queste funzioni, finora attribuite solo agli animali dotati di corteccia cerebrale, si appoggino anche agli strati subcorticali del cervello, lasciando quindi campo aperto all'ipotesi che anche animali senza corteccia cerebrale possano avere coscienza ed intelligenza.

La conclusione del documento è la seguente:

«L'assenza della neocorteccia non sembra precludere ad un organismo la capacità di esperire stati affettivi. Diversi indizi convergono nell'indicare che gli animali non umani possiedono i sottostrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici associati alla coscienza, insieme alla capacità di mostrare comportamenti intenzionali. Di conseguenza, indizi in abbondanza suggeriscono che gli umani non siano gli unici a possedere i substrati neurali che generano la coscienza. Anche animali non umani, tra cui tutti i mammiferi, gli uccelli e molte altre specie, inclusi i polipi, possiedono substrati neurali.»

Il documento è stato scritto da Philip Low, Jaak Pankseep, Diana Reiss, David Edelman, Bruno Van Swinderen, Christof Koch.


   

 


   
The China Study
"The China Study" fatti o fandonie ? (Denise Minger)
 

Questo articolo, scritto da Denise Minger, tenta di smontare alcune delle evidenze scientifiche del libro criticandone vari aspetti tra cui le correlazioni univariate "grezze". La Minger cita nel suo Articolo :" The China Study è una raccolta di interessanti dati scelti con cura. Purtroppo per chi si occupa di salute e per la comunità scientifica, Campbell sembra escludere utili informazioni quando queste indicano gli effetti negativi degli alimenti di origine vegetale come possibile causa di malattia, o quando indicano i potenziali benefici dei prodotti animali. Questo rappresenta per i lettori una interpretazione fortemente fuorviante dei dati originali di The China Study, così come una deformazione dei risultati della ricerca nutrizionale di altri studi ".

Risposta di Campbell alle critiche
 

Campbell: "La critica di Denise manca di senso delle proporzioni. Dà (con esagerazione notevole, a volte) all'analisi dei dati della Cina un peso maggiore di quanto meritano ignorando le evidenze discusse negli altri 17 capitoli del libro. Il progetto di ricerca in Cina è stato uno studio fondamentale, sì, ma non era l'unico fattore determinante delle mie opinioni. In tal modo, e fatta eccezione per alcune osservazioni denigratorie sulle nostre ricerche sperimentali sugli animali, Denise trascura gli altri risultati che ho presentato nel nostro libro. Lei sembra non capire quello che il nostro laboratorio di ricerca stava dimostrando. L'utilizzo di correlazioni univariate per lo più senza aggiustamento per fattori confondenti, può portare a troppa enfasi su singoli nutrienti e cibi come potenziali cause di eventi. So che questa discussione tra Denise e me è difficile da giudicare da parte dei lettori senza avere accesso alla base di dati grezzi e senza sapere come utilizzarli o interpretarli. Accettando questo, dunque, suggerisco che, in ultima analisi, l'affidabilità di qualsiasi conclusione su complesse questioni di causa-effetto dovrebbe essere giudicata dalla capacità di previsione dei risultati sulla salute. In questo caso, i risultati di persone che utilizzano una dieta di alimenti a base vegetale, come dimostrato dai colleghi medici (McDougall, Esselstyn, Ornish, Barnard, Fuhrman), così come da molti dei lettori del nostro libro non sono che incredibili. Non c'è nient'altro in medicina di simile ".

   
   

 

 


Quali sono i cibi alcalini ed i cibi acidi ?

Il Ph del sangue si estende tra valori che vanno da 1 a 14: quanto più è al di sotto di 7 tanto maggiore è il grado di acidità, quanto è maggiore di 7 tanto maggiore è la condizione di alcalinità. Nel punto 7 vi è uno stato neutro. I valori ottimali per la vita degli esseri umani stanno tra 7,35 e 7,43 mentre i limiti estremi della vita vanno da 7,1 e 7,8, oltre questo limite c’è il coma e l’arresto cardiaco. Dunque i processi vitali dell’organismo hanno luogo solo se il Ph è stabile e leggermente alcalino, mentre se si posiziona su valori acidi c’è un pericoloso accumulo di tossine con le possibili conseguenze suddette.

Tutti gli acidi sono irritanti, assorbono dall’organismo grandi quantità di ossigeno e sali minerali (sottratti principalmente alle ossa, ai denti, ai capelli, al sangue); intossicano e degradano i tessuti; causano infiammazioni dolorose, indeboliscono le membrane cellulari, riducano la velocità degli scambi metabolici, alterano le difese immunitarie, stimolano il sistema simpatico fino all’esaurimento. Più c’è acidità e più l’organismo sottrae calcio e fosfati. La deplazione di calcio genera iperattività, irritabilità, nervosismo, insonnia, allergie. L’organismo ricorre all’alcalinizzazione attraverso la formazione di ammoniaca che interviene quando gli altri sistemi non sono in grado di alcalinizzare l’organismo. Dopo il sodio, il calcio è il minerale più alcainizzante. I minerali basici sono: calcio, sodio, ferro, magnesio, manganese, potassio, rame. Gli acidi più difficili da smaltire sono quelli del catabolismo proteico animale.

Tutti gli alimenti contengono sia alimenti acidificanti sia alcalinizzanti. Tutti i grassi, sia animali che vegetali, sono acidificanti, eccetto l’olio extravergine di oliva spremuto a freddo. Tutti i legumi sono acidificanti eccetto la soia. Tutti i cereali sono acidificanti ad eccezione del miglio. Le patate sono alcaline se mangiate con la buccia. Noci, pistacchi, nocciole ecc. sono acide, eccetto le mandorle. I farmaci sono acidi, ostacolano la naturale espulsione delle tossine e queste migrano da un tessuto all’altro. Le cause sono da attribuire all’inquinamento chimico, alla cattiva alimentazione, al poco riposo, a fattori psicologici ed affettivi. Il diabete è una delle cause più comuni dell’acidosi.

Le principali conseguenze dell’Acidosi sono 4:

- invecchiamento precoce;
- cattiva assimilazione dei nutrienti;
- calo del rendimento psicofisico;
- osteoporosi e radicali liberi.

I sintomi sono:

mal di testa, dolori reumatici, nevralgie, irritabilità, disfunzioni del sistema immunitario, invecchiamento precoce, scarsa forma fisica, gonfiore, pesantezza, stitichezza alternata a diarrea, sudorazione, pallore, freddolosità , stanchezza, alitosi, ansia.

Alimenti alcalinizzanti

Frutta acida:
ananas, arancia, clementino, limone, mandarino, melograna, pompelmo;

Frutta semi-acida:
albicocca, ciliegia, fragola, mela, uva, pera, pesca, prugna;

Frutta neutra:
melone, cocomero;

Frutta dolce:
dattero, banana, fico, mela
dolce, uva.

Tutta la frutta essicata e la mandorla.

Verdura:
asparago, broccolo, cardo, carota, castagna, cavolo, cetriolo, cicoria, cipolla, fagiolino, fungo indivia, lattuga, peperone, porro, pomodoro, oliva, pastinaca, patata, prezzemolo, rapa, ravanello, scalogno, scarola, sedano, spinacio, tarassaco

Alimenti acidificanti

Sostanze animali:
carne, crostacei, pesce, selvaggina, pollame

Prodotti lattieri:
burro, margarina, panna, formaggio, latte, yogurt

Cereali e derivati:
farina bianca, di avena, di mais, grano completo, grano saraceno, pane bianco, pane integrale, pasta, mais, orzo integrale, riso integrale, semola

Legumi secchi:
fave, fagioli, piselli, lenticchie

Alimenti voluttuari:
alcolici, bevande industriali, cacao, caffè, the nero, condimenti, olii raffinati, spezie, miele, cioccolato al latte, succhi di frutta, bibite industriali, vino, zucchero bianco o grezzo, marmellata, caramelle, prodotti di pasticceria.

Tutti i farmaci (soprattutto gli antinfiammatori) e gli integratori alimentari sono acidificanti.

 

 

 

 


La Vitamina B12

A quanto sembra, la "questione B12" è la più dibattuta del mondo vegan... perché, dato che la B12 è l'unica vitamina che non si può ricavare dai cibi vegetali, pare che per alcuni questo possa significare che l'alimentazione vegan non è "naturale".

Perfino alcuni aspiranti vegan, convinti della validità di questo stile di vita, si pongono il problema della fatidica B12, considerando "tragico" prendere una volta a settimana una piccola compressa ricca di B12.

Sono dubbi che sussistono per pura ignoranza, vale a dire, non conoscenza della situazione: una volta che si sa come stanno davvero le cose, si capisce l'assurdità, e, anche, lasciatemelo dire, il ridicolo di questi dubbi :-)

Punto primo: dove si trova la B12

La vitamina B12 NON è prodotta nè dalle piante, nè dagli animali. La vitamina B12, in natura, è prodotta esclusivamente da microorganismi (batteri, funghi, alghe). Gli animali che si nutrono di piante, come tutti gli erbivori, i primati, gli elefanti, e molte altre specie, la incamerano nutrendosi di vegetali e acqua contaminati da questi microorganismi (che si trovano nel terreno, parzialmente ingerito assieme alle piante, o nell'acqua). Le piante invece non hanno bisogno di B12, per cui non la producono.

Gli animali carnivori la ricavano mangiando altri animali, perché la B12 si deposita nei tessuti degli animali erbivori. In alcuni casi, gli animali che si nutrono di piante possono mangiare assieme alle piante anche insetti, nei cui tessuti possono esistere depositi di B12.

Se un animale erbivoro, frugivoro o granivoro, non vive in natura, e gli viene dato cibo "pulito", cioè non contaminato dai batteri, questo animale sviluppa una carenza di B12, e gli deve essere fornita questa vitamina come integratore. Questi animali sono quelli prigionieri negli zoo, e tutti quelli prigionieri negli allevamenti intensivi. E tutti noi umani, che non viviamo più "in natura" e mangiamo cibi "puliti".

Gli animali erbivori che fanno eccezione sono i ruminanti e i conigli: i primi sintetizzano la B12 tramite i batteri naturalmente presenti in uno dei pre-stomaci (il rumine) e poi sono in grado di assimilarla durante le successive fasi della loro complessa digestione, i secondi la sintetizzano nell'intestino cieco e poi riescono ad assorbirla ingerendo una parte del particolare tipo di feci prodotto in questo modo (lo stesso accade per le lepri e alcuni roditori, e anche alcune specie di scimmie mangiano parte delle proprie feci per ricavare alcune sostanze nutritive).

Le condizioni di allevamento sono oggi così innaturali, però, che anche per questi animali è la norma somministrare integratori di B12.

Conclusione:
L'innaturalità non sta nell'assumere un integratore, ma nel tipo di cibo che mangiamo (e ovviamente in tutti i restanti aspetti della nostra vita, che naturale non è proprio!), ma siccome non è pensabile di tornare a nutrirci di radici e bacche o comunque di cibo pieno di batteri, l'integratore è la soluzione più ragionevole.

Punto secondo: come viene prodotta la B12

La vitamina B12 NON è un farmaco. Quella che si compra negli integratori è esattamente quella che si trova in natura e a cui non abbiamo più accesso: quella prodotta dai batteri. Solo che, mentre in natura questi batteri si trovano nel terreno e nelle acque, negli stabilimenti di produzione di B12 i batteri vengono invece "coltivati" su un substrato a base di carboidrati. Per esempio, può essere usata la melassa, scarto di produzione dello zucchero. Ci sono vari metodi di produzione, infatti esistono vari brevetti per la produzione di B12. Può variare il ceppo di batterio usato (Bacillus megaterium, Butyribacterium rettgeri, Streptomyces olivaceus, Propionobacterium freudenreichii, Pseudomonas denitrificans, e altri), il tipo di substrato, il processo di produzione può essere aerobico, anaerobico, misto, può variare la temperatura, i tempi, la grandezza dei contenitori in cui sono messi i batteri, ecc.

Conclusione:
NON è assolutamente necessaria alcuna componente di origine animale per produrre la vitamina B12, ma viene sfruttato il processo già esistente in natura, solo che, come abbiamo "denaturalizzato" tutti gli aspetti della nostra vita, anche qui, anzichè mangiarci la B12 prodotta dai batteri nel terreno ci mangiamo quella prodotta dagli stessi batteri tenuti in delle "taniche" contenenti della melassa. È un gran problema?!

Punto terzo: ha senso ritenere più "naturale" la B12 ottenuta dal consumo di carne, latte, uova?

Dai punti precedenti si può chiaramente rispondere di no. Non fosse altro per il fatto che per ottenere i prodotti di cui sopra vengono impiegati animali tenuti in condizione di totale innaturalità, imbottiti di sostanze chimiche, antibiotici, altri farmaci, integratori di ogni tipo compresa la vitamina B12 stessa! Quindi, non prendere una compressa di B12 prodotta dai batteri tenuti in uno stabilimento, ma mangiare un pezzo di carne o formaggio prodotto da un animale tenuto in uno stabilimento di allevamento intensivo, cui a sua volta è stata somministrata la stessa vitamina B12 (perché il suo cibo è "pulito" tanto quanto il nostro e perché non vive in condizioni naturali), e in più svariati altri farmaci... non è esattamente una scelta che ci assicura la miglior "naturalità", no? E non è certamente una scelta molto logica e razionale.

Conclusione:
Come preannunciato all'inizio dell'articolo, si scopre che i dubbi sulla mancata naturalità dell'integrazione di B12 diventano ridicoli, una volta saputo come stanno le cose e ragionato sull'argomento!


Articolo di di Marina Berati: Ingegnere e sviluppatrice software, è attivista per gli animali da oltre 15 anni. Coordina l'attività del network animalista AgireOra Network e di AgireOra Edizioni, casa editrice non-profit per la pubblicazione di libri e materiali informativi legati a tematiche animaliste.

 


Omega 3

Gli Omega 3, che spesso sentiamo citare nelle trasmissioni televisive come dei componenti particolarmente importanti della nostra alimentazione, sono, insieme ai loro antagonisti, gli Omega 6, degli acidi grassi essenziali. Sono definiti "essenziali" perché il nostro organismo non riesce a sintetizzarli, ma ha bisogno che vengano introdotti con il cibo.

Gli Omega 3 sono indispensabili per il corretto funzionamento dell'organismo, e in particolare per la protezione del sistema circolatorio e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Per questo, e per scongiurare carenze nutrizionali, l'apporto quotidiano di acidi grassi Omega 3, correttamente bilanciati con gli Omega 6, è fondamentale per qualsiasi tipo di dieta. A questo proposito, bisogna tenere presente che il nostro fabbisogno giornaliero di Omega 3 è, in media, di circa 3 grammi.

Le fonti vegetali di Omega 3 sono:

1. Semi ed olio di lino


L'olio di lino è in assoluto la fonte vegetale più ricca di Omega 3 e la più utile per mantenere una dieta bilanciata anche escludendo i cibi di derivazione animale. Dovete infatti tenere presente che tutti gli altri alimenti vegetali che incontreremo nel corso dell'articolo contengono Omega 3 in quantità molto meno concentrate rispetto all'olio di lino, e spesso accompagnate da elevate quantità di Omega 6, con la conseguenza di sbilanciare il rapporto tra le due categorie di acidi grassi.

Stando alla tabella pubblicata dalla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, un solo cucchiaio di olio di lino (pari a 15 ml) fornisce circa 6,6 grammi di Omega 3, mentre 30 grammi di semi di lino macinati ne forniscono circa 3,2. È importante sapere che l'olio di lino è un alimento particolarmente delicato: non deve essere esposto alla luce e al calore diretto e, di conseguenza, non può venire impiegato per cucinare. Può essere invece usato come condimento a crudo per verdure, legumi e salse, oppure come semplice integratore alimentare. I semi di lino invece, che devono essere rigorosamente macinati per poter essere assimilati dall'organismo, ben si prestano a rendere più completi e gustosi i vostri piatti, dai cereali, alle insalate, alle minestre.

2. Noci e cereali

Subito dopo i semi e l'olio di lino, troviamo le noci. Circa 30 grammi di noci forniscono al nostro organismo quasi 2 grammi di acido alfa-linolenico (uno degli acidi grassi del gruppo Omega 3). Tra i cereali, invece, le quantità di Omega 3 sono molto meno rilevanti: ad esempio, 30 grammi di germe di avena o di germe di granoOmega 3 contribuiscono al nostro fabbisogno quotidiano di acido alfa-linolenico, rispettivamente, con 0,2 e 0,1 grammi. Troppo poco per poter diventare la base di una dieta bilanciata. Infine, tornando alla frutta secca, della piccolissime quantità di si trovano anche in nocciole e mandorle.

3. Vegetali a foglia verde


Spinaci, broccoli, lattuga e cavolo verde, oltre ad essere delle importantissime fonti di vitamine e di minerali, contengono anche una piccola percentuale di Omega 3. 230 grammi di verdura cruda forniscono, infatti, circa 0,1 grammi di acido alfa-linolenico: una quantità che, da sola, non sarebbe sufficiente a soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero, ma che contribuisce a fare della verdura un complemento irrinunciabile per la nostra alimentazione.

4. Alcune leguminose

Anche fagioli, piselli, lenticchie, ceci e, soprattutto, la soia e i suoi derivati (come il latte e il tofu) contengono piccole quantità di Omega 3: 200 grammi di semi di soia cotti forniscono circa 1 grammo di acido alfa-linolenico, mentre una tazza di latte di soia, pari a 240 ml, ne fornisce circa 0,4 grammi.

5. Alghe e olio algale

Alimento tradizionale e molto diffuso in Giappone e in altri paesi orientali, le alghe sono ormai entrate in commercio anche in Occidente come cibo alternativo e dalle numerose virtù nutrizionali. Tra queste, c'è anche la ricchezza di Omega 3, che varia a seconda del tipo di alga. Le alghe, infatti, come abbiamo visto, non sono tutte uguali: possono essere marine o di acqua dolce e più o meno ricche di fibre, di vitamine, di carboidrati o di aminoacidi. In alcuni casi, sono anche delle valide sostitute della carne. Possono essere consumate sia in foglie che sotto forma di compresse e di olio algale, come integratori alimentari, e potete acquistarle nelle erboristerie, nei negozi di alimenti naturali e su alcuni siti web specializzati (come ad esempio Algheria.it).

Infine, tenete presente che l'assimilazione degli Omega 3 viene favorita dalla riduzione del consumo di oli ricchi di Omega 6, come ad esempio l'olio di semi di mais o quello di semi di girasole, che dovrebbero essere sostituiti il più possibile con olio di oliva.

 

 

 


 


 

 

 


     Oltre il carnismo - Dottoressa Melanie Joy
IL CARNISMO

Il carnismo è la credenza, o ideologia, in cui è ritenuto etico consumare (un certo tipo di) animali. Il Carnismo è essenzialmente l'opposto di vegetarianismo e veganismo.

Il termine "carnismo" è stato coniato dalla psicologa sociale Melanie Joy nel 2001, la quale sostiene che, poiché il carnismo è un'ideologia violenta e dominante, questo è rimasto senza nome e invisibile, in modo che, mangiare carne sembri un dato di fatto piuttosto che una scelta. Quando mangiare carne non è una necessità per la sopravvivenza, è una scelta, e le scelte derivano sempre da ideologie. A causa della violenza insita nel carnismo (la moderna produzione di carne richiede un'intensa ed estesa violenza verso gli animali), il sistema utilizza una serie di meccanismi di difesa, sociali e psicologici, per distorcere la percezione delle persone e bloccare la loro consapevolezza ed empatia quando mangiano carne, permettendo a persone umane di partecipare a pratiche disumane senza rendersi conto di quello che stanno facendo.

Il carnismo esiste in culture dove mangiare carne è una scelta piuttosto che una necessità. In queste culture si tende a trovare una manciata di specie animali considerate commestibili, mentre le migliaia di altre specie sono ritenute disgustose; anche se le specie animali consumabili possono cambiare, la teoria rimane invariata. Nelle società carniste moderne, la scelta delle specie reputate commestibili non si basa sulla logica e su fattori economici, ma semplicemente sul condizionamento e l'abitudine.

Joy distingue i carnisti (persone che mangiano carne) dai carnivori (animali che hanno bisogno di ingerire carne per sopravvivere) ed anche dagli onnivori (animali che possono sopravvivere ingerendo sia vegetali che sostanze animali). I termini "carnivoro" e "onnivoro" si riferiscono ad una propria predisposizione biologica, ma quando mangiare carne è una scelta, questo comportamento si basa su un'ideologia e non su un fattore biologico. Joy dice inoltre che il termine inglese "meat-eater"(mangiatore di carne) è inesatto in quanto presenta questo comportamento come se fosse scisso da un'ideologia, ecco perché ad esempio, i vegetariani non sono indicati come "plant-eaters" (mangiatori di piante). Il termine "carnista" vuole essere descrittivo e non peggiorativo, così come, ad esempio, "buddista" o "capitalista" semplicemente descrivono una persona che agisce secondo una particolare ideologia.

Melanie Joy si è formata ad Harvard ed è psicologa e docente di psicologia e sociologia presso l'Università del Massachusetts (Boston), nonché apprezzata conferenziera.
Autrice di una serie di articoli di psicologia, sulla difesa degli animali e la giustizia sociale, pubblicati su numerosi periodici e riviste, è la principale ricercatrice sul carnismo, l'ideologia che giustifica il mangiare la carne degli animali.
È stata intervistata sul suo lavoro da riviste e radio, tra cui la BBC, NPR, PBS e l'ABC Australia. Tiene conferenze in giro per gli Stati Uniti e in tutto il mondo.

 

 

 


     A proposito del miele
PRODUZIONE DI MIELE (LA VERITA')

- Il miele prelevato dagli alveari è sostituito con sciroppo di zucchero. Poiché non è l'equivalente adeguato della loro dieta naturale, il loro sistema immunitario è indebolito e, di conseguenza, le api sono esposte a diverse malattie e si accorcia la durata della loro vita. Per questo motivo, spesso vengono aggiunti diversi antibiotici allo sciroppo (tetraciclina, terramicina, ecc.) nei paesi dove viene consentito. In Italia il Regolamento CE 470/2009 vieta si' la somministrazione di antibiotici, se il fine è quello terapeutico, ma le contaminazioni accidentali sono ammesse, e possono certamente avvenire se le api si posano su fiori e piante trattati (legalmente) con antibiotici a fini curativi.

- Agli apicoltori piace sempre sottolineare che le api impollinano le coltivazioni agricole della piante che mangiamo. Senza gli apicoltori, essi affermano, non saremmo in grado di mangiare un lungo elenco di frutta e verdura. La questione dell'impollinazione è nient'altro che un tentativo di distogliere l'attenzione dal fatto che il miele è il prodotto dello sfruttamento delle api.
Se si smettesse di commerciare in miele non si metterebbe fine all'impollinazione commerciale: apicoltura per il miele e impollinazione commerciale sono due cose distinte e separate.
La produzione di miele e l'impollinazione commerciale non sono la stessa cosa - le api che producono miele non sono le stesse che permettono l'impollinazione commerciale.
Molte ricerche dimostrano come le api siano gli impollinatori dominanti per solo il 15% delle colture del mondo. Le api non sono necessariamente i migliori insetti impollinatori negli ecosistemi naturali. Le api, infatti, bagnano il polline con la saliva, rendendo meno probabile che il polline sia trasferito ad un altra pianta.
Le api, inoltre, si dirigono versi diversi tipi di piante, così il polline non necessariamente arriva alla pianta giusta. Insetti più efficaci, per esempio, sono i bombi, che infatti vengono utilizzati per l'impollinazione commerciale.
In aggiunta, non tutte le colture richiedono l'impollinazione degli insetti.
(Buchmann, S., professor of entomology at the University of Arizona in Tucson) & Nabhan, G. (director of science at the Arizona-Sonora Desert Museum) (1996). The pollination crisis: the plight of the honey bee and the decline of other pollinators imperils future harvests (adapted from The Forgotten Pollinators). The Sciences, 36 (4), 22-28.

- Quando gli apicoltori dicono che stanno aiutando le api a trasportarle nei luoghi dove raccolgono il nettare dalle piante, in realta' stanno facilitando l'istinto di acccaparramento delle risorse nelle api a scapito di altri più importanti impollinatori.
Le api possono competere con gli impollinatori fondamentali. Le specie di insetti fondamentali per l'impollinazione sono quelle di cui l'ecosistema probabilmente non può fare a meno.
Ci sono ampie prove del fatto che le api mellifere entrano in competizione e danneggiano altri impollinatori ben piu' importanti come altre specie di api, ma anche uccelli e insetti.
Oltre alla minaccia da parte dell'api del miele, le api native impollinatrici (che sono molto più efficienti delle prime) sono in declino a causa della distruzione dell'habitat, dell'uso di pesticidi chimici, delle monocolture, i quali aggravano la concorrenza con le api da miele.

- Una nuova ape regina è selezionata da un essere umano per sosituire la regina regnante. Entrambe sono spesso inseminate artificialmente.
Le api regine possono vivere fino a cinque anni, ma la maggior parte degli apicoltori le sostituiscono ogni due anni. "Sostituire" e' un eufemismo per "uccidere".
Gli apicoltori, anche quelli amatoriali, uccidono regolarmente anche le api regine. Questo viene fatto per esercitare il controllo sull' alveare e sulla produzione. Ad esempio, è fatto per prevenire la sciamatura, l'aggressivita' e a mantenere la produzione di miele al massimo. Le regine provengono da fornitori commerciali di api regine.

- Spesso l'ape regina viene inseminata artificialmente (un metodo che richiede la morte del maschio). Il metodo più comune per ottenere il liquido spermatico consiste nella decapitazione del maschio. Quando la testa è staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico e provoca un riflesso che causa il rilascio di sperma; il torace del maschio viene poi schiacciato per far uscire lo sperma dall'endofallo, ovvero i genitali maschili).

- Nel processo di controllo dell'alveare e della raccolta del miele, diverse api vengono schiacciate dai telai o calpestate. Le api che pungono l'apicultore per difendere l'alveare muoiono, dato che l'atto di pungere ha come conseguenza la loro morte. Un'operaia muore nel giro di qualche minuto dopo aver usato il suo pungiglione, poiché tutto l'apparato del veleno e le viscere vengono strappate dal corpo dell'ape, assicurando così un'azione protratta dell'aculeo che continua la penetrazione e ad iniettare veleno nella ferita anche dopo che l'ape si è allontanata.
Se si uniscono due colonie, la regina della colonia più debole viene uccisa.

- Il motivo per cui le api non possono solo volare via è perché gli apicoltori non le lasciano scappare; gli apicoltori fanno del loro meglio per evitare la sciamatura. Non solo perderebbero metà delle loro api, ma un sacco di preparazione andrebbe persa durante la sciamatura, durante la quale le api non producono miele.
Se le api tentano di trasferirsi, per esempio, in un bell'albero cavo, parte della colonia viene ricatturata e costretta nuovamente dentro l'alveare artificiale costruito dall'apicultore.
Dato che lo sciamare via dall'alveare parte su iniziativa della regina, le ali della Regina vengono spesso tagliate.

- Un apicultore vi raccontera' la solita favola secondo cui stanno aiutando le api dato che in natura le colonie potrebbero morire perché sarebbero mal preparate per l'inverno.
Ma quasi tutte le colonie di api selvatiche sciamano in primavera. Poi, alla fine dell'estate, il 40% delle nuove colonie sciama nuovamente. Sono queste colonie che difficilmente sopravvivono. Nonostante questo, c'è ancora un aumento del 60% del numero di colonie. Molti animali liberi muoiono durante l'inverno e questo serve a mantenere il loro numero sotto controllo. Seguendo questa logica dovremmo rinchiudere e schiavizzare i cervi perché alcuni di loro muoiono durante l'inverno?

 

 

 


Il Caffè


1) Il caffè è una droga caustica che causa assuefazione e forti crisi di astinenza. Anche chi prende un solo caffè al giorno trova oltremodo difficile liberarsi da tale schiavitù. Il caffè può essere considerato una versione legale della cocaina. 2) Il caffè è teratogeno, per cui causa difetti genetici alla futura prole. Molti esperimenti dimostrano che è troppo spesso causa di malformazioni e difetti agli arti dei neonati. 3) Il caffè è mutageno. Una tazzina contiene 250 mg di acido clorenico, di actractylasides (estremamente tossico) e di glutathione transferase inducers (cafestol palmitates). 4) Il caffè è cancerogeno per il suo materiale combusto e per il contenuto in methilglyoxal (mutagenic pyrolisis product), ed è associato a tumori alle ovaie, alla vescica, al pancreas, allo stomaco e all’intestino. 5) Il caffè contiene caffeina, uno tra i 20 veleni più pericolosi del pianeta, un alcaloide tossico che irrita il sistema nervoso, sbilancia il sistema simpatico e causa aritmie cardiache. 6) Il caffè e torrefatto ed amaro. Corrompe l’alito, ingiallisce i denti, irrita lo stomaco e danneggia pesantemente il fegato. Come se non bastasse, ha effetti distruttivi sul sistema renale. Una tazza di caffè mette 21 ore per passare attraverso i reni e il sistema urinario. Bastano 8 tazzine al giorno per fare di una persona sana un cliente probabile alla dialisi e al trapianto. 7) Il caffè è carico di acido ossalico che vincola e sequestra il calcio, e causa calcoli ai reni e in altre parti del corpo. 8) Il caffè è carico di acido urico. Acidifica il corpo e causa osteoporosi. Sovverte la digestione e il sonno. E’ causa di emicrania, di fiacchezza e di depressione nelle inevitabili fasi di carenza. 9) Il caffè produce una restrizione dei vasi sanguigni, alta pressione, irregolare circolazione coronarica, insufficienza renale, ulcere gastriche, ronzio alle orecchie, tremito muscolare, irrequietezza, sonni agitati, diabete nei neonati, irritazioni gastrointestinali, sconvolgimenti nel glucosio del sangue (spinge il pancreas a secernere più insulina). 10) Il caffè, sia a pasto che dopo pasto, fa da innaturale acceleratore digestivo in quanto obbliga il cibo a lasciare lo stomaco, ed anche l’intestino, troppo rapidamente, causando malassorbimento degli alimenti e rallentamento della peristalsi intestinale. Il latte nel caffè è un ulteriore errore alimentare, col tannino del caffè che va in fermentazione e causa irritazioni intestinali.

Il caffè come il petrolio e come l'acciaio

Negli scambi mondiali, sui mercati internazionali, il caffè è ai primi posti come valore, e pesa sul volume d'affari come il petrolio e più dell'acciaio. L'economia di molti paesi dipende interamente dalle esportazioni di questo autentico oro verde. La produzione mondiale è stabile negli anni e si fissa intorno ai 6,8 milioni di tonnellate, circa 115 milioni di sacchi. I consumi mondiali pro-capite sono stazionari e stanno sui 4,4 kg annui. L'Italia detiene il quinto posto fra i Paesi maggiori importatori e il decimo posto in Europa per consumi pro-capite. Il relativamente basso consumo pro-capite in Italia ha diverse spiegazioni. Il caffè da noi è infatti legato quasi esclusivamente al risveglio e al dopo pasto, mentre in altri paesi è piuttosto una consuetudine, un consumo che si estende a tutta la giornata e che accompagna i pasti.

Il the non è da meno

Il commercio mondiale del the raggiunge i 2,5 milioni di tonnellate ma, avendo peso specifico minore, si pone ai primi posti mondiali come bevanda effettiva. Il 78% del totale è costituito dal the nero, il 20% dal the verde e il 2% da altri tipi minori. Il contenuto in caffeina del the nero è di 40-80 mg per una tazza da 225 grammi. Quello del the verde è di 30-50 mg di caffeina per tazza da 225 grammi, inferiore sì ma non tanto. Nonostante il the verde contenga meno caffeina del the nero o del caffè, ciò non significa che sia immune dagli effetti collaterali che tale veleno può causare. Inoltre, si è scoperto che se consumato in quantità eccessive, in qualunque forma, può risultare tossico, soprattutto per fegato e reni, per cui si raccomanda di evitarne l'abuso.

Theina e caffeina sono la medesima cosa

Ricordiamo che caffeina e theina sono la stessa cosa. L’unica differenza consiste nel fatto che la prima viene chiamata così perché contenuta nel caffè, mentre la seconda viene estratta dalle foglie del the. Solo tardivamente si è venuti a conoscenza che le due formule chimiche erano identiche, quando ormai gli era stato dato un nome differente. Dunque si tratta della stessa sostanza.

Caffeina potente veleno e nemica del ferro

La caffeina o theina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi naturali ed è presente in numerose piante, come quella del caffè, del the, del cacao (teobromina), della cola, del guaranà. La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, oltre che un potente veleno con effetti dopanti.
Stimola ed accelera il sistema nervoso e causa aritmie. Irrita lo stomaco e danneggia il fegato. É parente non lontana dell'acido urico, ed è considerata una delle 20 sostanze più nocive al mondo. È una versione leggermente meno potente della cocaina. Obbliga il cibo a lasciare lo stomaco troppo presto e rallenta la peristalsi intestinale. Appesantisce l'alito e ingiallisce i denti.

I danni del caffè sono troppo evidenti per essere sottacciuti

Il caffè è carico di acido ossalico. È causa di calcoli renali e di calcoli in ogni parte del corpo. È un distruttore di funzionalità renale, spesso responsabile di dialisi e di trapianti renali, quando si assumono 7 tazzine al giorno e oltre. Una tazza di caffè impiega 24 ore per attraversare reni e sistema urinario Acidifica il sangue, disturba la digestione, causa l'insonnia, è causa di emicrania e di crisi depressive.

Effetti collaterali negativi del the verde

Tornando al the verde, esso non sta lontanissimo dal caffè. Tra i suoi effetti collaterali ci sono
insonnia, nervosismo e altri sintomi simili, come ad esempio aumento della pressione arteriosa, quindi il suo consumo deve essere limitato in caso di ipertensione. L'azione diuretica, aumenta l'eliminazione di liquidi contenenti elettroliti, pertanto proprio come il the nero, se bevuto in quantità eccessive, potrebbe avere un effetto demineralizzante. Per via del suo contenuto di tannini, in infusi concentrati o a digiuno, può causare nausea e vomito. Inoltre, i tannini interferiscono nell'assorbimento del ferro, pertanto il consumo eccessivo di the verde può causare anemia.

The verde nemico degli anemici ed ipertesi

È sconsigliato per i bambini, dato che può causare insonnia, nervosismo e irritabilità. Dato che uno degli effetti della caffeina è l'aumento della pressione sanguigna, il consumo eccessivo di the verde è nocivo per le persone ipertese. In caso di anemia sideropenica, evitare il consumo di the verde, immediatamente prima o dopo i pasti, in modo che i suoi tannini non interferiscano con  l'assorbimento del ferro.

Articolo di Valdo Vaccaro: Laureato in economia nel 1972 all’Università di Trieste, si è dedicato per tre anni all’insegnamento e al giornalismo. Dopo una proficua militanza nella sheltoniana ANHS (American Natural Hygiene Society), si è laureato nel 2002 in filosofia e naturopatia. Fa parte attualmente della direzione tecnica dell’AVA (Associazione Vegetariana Animalista) di Roma, per la quale elabora diversi lavori di argomento etico-salutistico.

I danni tacciuti della caffeina

 

Stephen Cherniske è uno scienziato che ha trascorso 10 anni della sua vita studiando approfonditamente gli effetti della caffeina sull'organismo umano. Da questa sua analisi è nato un documento importantissimo: il libro "Caffeine Blues" ("Depressione da caffeina").

Cherniske scrive: "La caffeina non fornisce energia-solo stimolazione chimica. L'energia che si percepisce viene dallo sforzo del corpo di adattarsi all'aumentato livello nel sangue di ormoni dello stress… L'uso del caffe' per migliorare l'umore e' una benedizione di breve durata ed una maledizione di lunga durata. Mentre l'iniziale stimolo dell'adrenalina puo' procurare un provvisorio sollievo anti-fatica, l'effetto finale della caffeina e' di una depressione, leggera o profonda. I pubblicitari e le "istituzioni" del caffe' hanno nascosto all'opinione pubblica questo aspetto della caffeina…".

Le persone che bevono caffè non ricevono energia da esso ma al contrario vi è un dispendio di forze vitali messe in moto dall'organismo per adattarsi allo scombussolamento fisico generato dal caffè stesso. L'unico modo per avere sana e autentica energia è il riposarsi. Ma forse nella nostra società il riposo è considerato una perdita di tempo e non rappresenta un guadagno da parte di nessuno.

Chi non ha mai sentito dire che la caffeina e' dannosa solo se consumata in modo eccessivo? Cherniske risponde che un veleno rimane un veleno, anche se assunto in minime quantità. Farà meno male forse ma bene di certo no!

A pag.17 di "Caffeine Blues" si legge: "Il caffe' e' una droga "leggera" contenente un vasto assortimento di sostanze tossiche. In aggiunta alla caffeina, il caffe' contiene centinaia di sostanze volatili inclusi piu' di 200 acidi. Il corpo le deve espellere attraverso un grande dispendio di energia, che e' quella strana stimolazione percepita come "energia".

E ancora "La caffeina e' un veleno biologico usato per le piante come pesticida. La caffeina da al fogliame e ai semi un sapore amaro, che scoraggia il loro consumo agli insetti e agli animali. Se i predatori persistono nel mangiare le piante irrorate di caffeina, la caffeina puo' causare la distruzione del loro sistema nervoso centrale e perfino avere aspetti letali. Molti infestanti imparano presto a lasciar stare le piante".

E a pag.53 leggiamo: "Ricordiamoci che il caffe' contiene un gran numero di sostanze chimiche, non solo caffeina, tra cui un gruppo di composti estremamente tossici noti come Idrocarburi Aromatici Policiclici (PAH). Possiamo ricordarli come gli agenri cancerogeni isolati nella carne cotta al barbecue".

Ma quali sono i danni creati dalla caffeina?

- Problemi di digestione con conseguenti rischi di malattie gastrointestinali,

- disturbi del sonno,

- carenze nutrizionali (perdita di vitamina B attraverso le urine, perdita di calcio, potassio, magnesio ed altri minerali),

- stipsi (si legge a pag.173 del libro di Cherniske "… molte persone richiedono la caffeina perche' le aiuta a mantenere una normale regolarita' intestinale, ma e' come essere dipendenti dai lassativi. In ciascun caso, si usa una droga per indurre movimento intestinale, e alla fine molti bevitori di caffe' diventano dipendenti da questa azione lassativa. Senza lo stimolo della caffeina, essi provano cio' che e' conosciuto come "costipazione di rimbalzo"),

- mal di testa ("La persona con il mal di testa non sa che esso e' stato causato o scatenato dalla caffeina, cosicche' ricorre ad un antidolorifico (analgesico). Gli studi mostrano che, nel 95% dei casi, i medicinali analgesici contengono caffeina. Cosi' l'antidolorifico lavora, specialmente se il mal di testa e' causato dall'astinenza dalla caffeina, ma la caffeina contenuta alla fine scatena un altro mal di testa. In definitiva, lo sfortunato che soffre diventa dipendente dall'antidolorifico per avere un briciolo di sollievo, ma il mal di testa aumenta in frequenza e in intensita'. Cio' puo' andare avanti per diversi anni, creando un ciclo di dolore e depressione che distrugge la qualita' della vita." Caffeine Blues, pag. 185).

Il caffè è la maggior coltura del mondo: 70 milioni di acri dedicati solo al caffè e l'uso di pesticidi in questo ambito è massiccio.

A pag. 276 di "Caffeine Blues" si legge a tal proposito: "Per le piantagioni di caffe' si usano enormi quantita' di pesticidi che inquinano la terra, I fiumi, distruggono le piante e la vita animale attorno ad esse. I semi vengono presi dal mercato, ma cosa succede alla polpa del caffe' ed all'acqua di lavorazione? Questa acqua, caricata da pesticidi, funghicidi e residui azotati, va direttamente nei corsi d'acqua locali, nei fiumi e nei laghi. Senza essere filtrata o depurata, questa acqua inquinata danneggia la vita acquatica cosi' come la salute delle persone che vivono accanto a queste masse d'acqua. E la polpa del caffe'? Viene posta in immense, putride discariche, sprigionando la sua elevata carica azotata nell'acqua del sottosuolo e col tempo nelle stessi inquinati corsi d'acqua."

E oltre al risvolto ambientale ricordiamo anche quello umano: nelle piantagioni di caffè è diffuso lo sfruttamento dei lavoratori.

Tutti questi aspetti negativi solo per mantenere in vita il caffè, un non-cibo che però fa guadagnare fior fiori di quattrini alle multinazionali. Non vale forse la pena eliminarlo dalla nostra alimentazione?

Se non riusciamo ad eliminarlo, riduciamolo e preferiamo il caffè proveniente dal commercio equo e solidale che garantisce ai lavoratori condizioni lavorative e salari adeguati ed etici.

 

 


Lo zucchero è come la cocaina

Sulla sinistra è il tuo cervello dopo aver assunto zucchero. Sul lato destro è il tuo cervello dopo aver assunto cocaina. Noti le somiglianze?

Per confronto, questa immagine mostra delle scansioni del cervello con obesi e dipendenti da cocaina.

Assumere zucchero può avere effetti sul cervello molto simili a quelli provocati dall'abuso di sostanze stupefacenti: con veri e propri sintomi di astinenza e dipendenza. Secondo il neuroscienziato Bart Hoebel dell'Università di Princeton, nel New Jersey, potreste essere probabilmente dipendenti dallo zucchero.

La ricerca è stata svolta utilizzando purtroppo delle cavie e somministrando loro dosi elevate di acqua zuccherata ogni giorno, dopo che avevano passato la notte a digiuno. Nel giro di tre settimane, gli animali hanno cominciato a dare segni di impazienza e frenesia: comportamento simile a quello dei tossicodipendenti in crisi di astinenza. Rimanevano a lungo desiderosi di ricevere una nuova "dose", erano incontrollabili", ha spiegato Hoebel.

L'esperimento ha mostrato negli animali un aumento nel cervello della dopamina che come ci spiega Hoebel "E' una sostanza che si trova nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa e si sa da tempo che l'abuso di droghe fa aumentare il rilascio di dopamina in questa parte del cervello: analogamente abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo stesso modo".

Governi e industrie sono complici nell'aumentare gradualmente la quantità di zuccheri presente nei cibi e nelle bevande, spesso in modo subdolo, e con un unico obbiettivo: fare soldi sfruttando la nostra dipendenza, in modo simile a quanto fanno le industrie del tabacco. Dal 1977 al 2000 gli americani hanno raddoppiato la quantità di zuccheri che mangiano e, nonostante la maggiore consapevolezza in fatto di salute e alimentazione, è raddoppiato nello stesso periodo anche il numero di obesi. Se state pensando che in Italia è diverso, verificate sotto quanto ne sapete in fatto di zucchero:

1) Qual è la differenza tra un'arancia o spremuta ed un succo di arancia commerciale ?
La differenza sta tutta nelle fibre. Bere succo di arancia (anche senza zuccheri aggiunti) ha lo stesso valore nutritivo che ha un bicchiere di acqua e zucchero raffinato.

2) Molti cibi nascondono moltissimo zucchero
Una lattina di coca cola contiene 9 cucchiaini, due cucchiai di ketchup ne hanno ben due, e gli yogurt alla frutta hanno tanto zucchero quanto le caramelle, fino a 4 cucchiaini per vasetto.

3) Metterci a dieta ci fa ingrassare
Quando scegli cibo "a ridotto contenuto di grassi", come biscotti o snack, stai scegliendo quasi sicuramente cibo a cui è stato aggiunto ancora più zucchero.

4) Come funzionano i carboidrati
Come lo zucchero: pane, pasta e riso "bianchi", patate e cereali non integrali, nel nostro corpo si trasformano in zucchero.

Questa foto mostra quanto zucchero è nascosto nelle bevande che possiamo trovare al supermercato.

 

 

 


L'ultimo panino islandese di Mc Donald

31 ottobre 2009. E' il giorno in cui McDonald's ha chiuso i battenti in Islanda. Ed è anche il giorno in cui Hjörtur Smárason ha acquistato il suo ultimo panino nel fast food, con l'intento di conservarlo il più a lungo possibile. Un esperimento, insomma, per capire quanto il cibo avrebbe resistito nel tempo. Sei anni dopo quel panino (accompagnato da patatine fritte) non è messo poi così male. Non presenta muffe, sembra quasi intatto. E viene conservato, come un cimelio, in un ostello della cittadina di Skógarhlíð

SUCCEDE SOLO DA MC DONALD

1. McDonald usa solfato di ammonio per produrre il suo pane.
Questo suona bene per chiunque ignora il suo uso, ma quello che non sapete è che è anche usato per fertilizzare il suolo e per uccidere gli insetti. Quindi potete immaginare che cosa fa al vostro interno

2. Le pepite di pollo di McDonald sono gustose ed è anche la prima scelta di un bambino per la loro Happy Meal, queste sono piene di dimetilpolisilossano, un olio di silicone che viene usato per fare le lenti a contatto e altri oggetti medici.

3. McDonald usa la cisteina-L, un aminoacido sintetizzato da capelli o da piume d’anatra, per insaporire la loro carne e ammorbidire il pane.

4. TBHQ è un additivo che può essere trovato in più di una manciata di pasti McDonald. E’ potenzialmente letale.

5. Incredibilmente, McDonald utilizza anche glicole propilenico. Si tratta di una sostanza chimica che può essere trovata nell' antigelo e nelle sigarette.

6. Alcuni antidepressivi sono utilizzati anche aggiungendoli al feed pollame (mangimi usati nelle loro “fabbriche di pollo”).
Così la prossima volta che si mangia un piatto di pollo da McDonald, uno può sentirsi un po 'più felice dopo.

 
 
 

 

 


Un pò di nozioni sulle frequenze che ci circondano

La tecnologia ha portato praticamente in tutte le case strumenti come: Cellulari, Wi-fi (connessioni senza fili), cordless.

Sono tutti apparecchi molto comodi, il cellulare permette di parlare con chiunque in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, le connessioni Wi-fi ci permettono di collegare il nostro computer alla rete internet senza utilizzare fastidiosi fili, il cordless ci permette di telefonare continuando a girare per casa, ci permette di telefonare stando comodamente seduti sul divano o addirittura mentre siamo comodamente seduti in bagno.

Sì, sono davvero strumenti comodi, e per molte persone sono ormai diventati indispensabili, insostituibili…

È il caso però di valutare un attimo se questa comodità vale il rischio che corriamo con l'esposizione a questi apparecchi.

Il gruppo di frequenze :

DECT ( dai cordless)
WiFi (collegamenti senza fili per pc)
GSM (cellulari)
UMTS (cellulari)
3G (cellualri)
WiMAX (simile al Wi-fi ma più potente)
BLUETOOTH (utilizzato spesso dai cellulari per connettersi al pc o un accessorio come ad esempio l'autoradio dell'auto)

è tossico per la salute. Sono frequenze dannose!

Il tipo di microonde emesse hanno una triplice struttura: Microonde, Modulate in bassa frequenza e Pulsate.
Questo tipo di struttura costituisce un vero e proprio attacco fisiologico a livello cellulare e molecolare che comporta danni per la salute umana.

Le frequenze pulsate agiscono all'interno del nostro corpo come una sorta di mitragliatrice elettromagnetica, disorganizzando i processi fisiologici e distruggendo le strutture biochimiche.

Le principali conseguenze di questo bombardamento sono:

La perdita di tenuta della barriera sangue-cervello (barriera emato encefalica).
La perturbazione dei flussi delle membrane cellulari.
Danni genetici per rotture non riparabili di frammenti di DNA.

Questo elenco di conseguenze può provocare nel corpo patologie diverse che possiamo dividere in due gruppi.

Primo livello:
Mal di testa, nausea, perdita di appetito, depressione, irritabilità, disturbi del sonno, vertigini e cadute, perdita di concentrazione, disturbi al cuore e sangue, malattie della pelle, alterazioni dei ritmi cerebrali, disturbi del sistema immunitario con la moltiplicazione di linfociti, alterazioni della pelle (Eczema – Psoriasi – Purpura), disturbi delle onde cerebrali.

Secondo livello
Tumori a cervello, sangue, sistema linfatico, in particolare a pancreas e tiroide, epilessia, interruzioni di gravidanza e malformazioni, malattie autoimmuni, EHS (Electro Hyper Sensitivity) una serie di disfunzioni, che provocano spesso forti dolori in presenza di questo tipo di frequenze, e il cui livello acuto porta alla esclusione sociale,in alcuni casi quasi totale per l'impossibilità di risiedere in luoghi ove arrivano emissioni elettromagnetiche.
Particolarmente a rischio risultano essere le donne in gravidanza, i bambini, gli adolescenti , gli anziani e i malati.
Ce ne è abbastanza per indurre a lasciare perdere determinate comodità.
Molte comodità lasciano un prezzo da pagare, e in questo caso può essere piuttosto alto!

Quindi come possiamo fare?
Ecco qui 9 punti essenziali da seguire per iniziare a difenderci da queste frequenze.

Elimina il cordless e sostituiscilo con un telefono vecchio stile con il filo.

Se proprio non vuoi rinunciare al cordless, perlomeno spegnilo durante la notte o comunque non tenerlo in camera da letto (il cordless emette microonde sempre, anche quando non lo stai utilizzando).

Sostituisci il tuo impianto Wi-fi per connetterti a internet con un impianto via cavo. Per fare questo non hai nemmeno bisogno di acquistare nuovi apparecchi, è sufficiente che colleghi il pc via cavo al tuo modem o router Wi-fi e poi disattivi l'opzione Wi-fi direttamente dal pannello di controllo del modem o router stesso.

Se non riesci a rinunciare a questa comodità, (che in fondo se ci pensi bene il pc lo utilizzi sempre solo in un posto, porti il cavo una volta e lavori comunque comodo) perlomeno spegni sempre il modem – router quando non ti stai connettendo a internet e mantieni l'apparecchio piuttosto lontano da te, non metterlo subito sotto alle tue gambe.

Elimina il tuo auricolare bluetooth, è peggio che utilizzare direttamente il cellulare.

Ogni volta che parli al cellulare utilizza un auricolare con filo (può apparire scomodo, ma una volta che ci fai l'abitudine non è più un problema).

Se proprio non vuoi utilizzare l'auricolare con il filo perlomeno prova a telefonare di meno, a fare telefonate corte, a cambiare spesso orecchio e magari a mettere il vivavoce.

Spegni sempre il cellulare alla notte, o perlomeno non tenerlo in camera di letto. Alcuni addirittura se lo tengono sotto il cuscino: davvero un'abitudine sbagliata.

Durante il giorno appoggia il cellulare ogni volta che puoi, non tenerlo sempre in tasca: più lontano è dal tuo corpo e meglio è.

Se lavori in ufficio molto probabilmente sei esposto tutto il giorno alle frequenze emesse da reti Wi-fi, cellulari e cordless, ti consiglio di far conoscere questo tipo di informazioni ai tuoi colleghi, in modo da poter insieme richiedere di tornare ai cari vecchi fili.

Alcuni altri consigli per limitare l'esposizione a campi elettromagnetici vari durante la notte:

Elimina tutti i trasformatori di corrente che si trovano vicino al tuo letto (sono spesso presenti in radiosveglie, abatjour, stereo etc.) Ogni cosa che viene alimentata dalla rete elettrica ma può andare anche a pile contiene un trasformatore.

Utilizza preferibilmente una rete per il letto costruita interamente in legno, le reti di metallo fungono da antenne.

Utilizza materassi senza molle, la forma a spirale delle molle attira e amplifica i campi elettromagnetici.

Un ultimo consiglio alle cassiere dei supermercati, informatevi sulle emissioni elettromagnetiche dei varchi antitaccheggio ormai onnipresenti. Sono considerati sorgenti di esposizione a campo elettromagnetico non trascurabili: il pericolo non sussiste nel passarvi attraverso una o due volte al giorno, il pericolo nasce con la continua esposizione otto ore al giorno.

La tecnologia è comoda, ci porta ogni giorno grandi novità che migliorano la nostra vita. Purtroppo però in molti casi c'è un rovescio della medaglia, esserne consapevoli è importante per utilizzare queste tecnologie con criterio, senza abusarne.

Per informazioni sulle frequenze benefiche al corpo umano consulta la sezione (Musica - La musica) presente in questo sito alla scheda La frequenza 432hz